Seedorf dà un taglio ai veleni "Gol di Muntari? Non ricordo"

Punta su Pazzini vice Balotelli: "Siamo pronti a una grande partita Quando i migliori non stanno bene, gli altri danno il massimo"

Milanello - Son passati due anni giusti giusti dal famoso gol di Muntari che ancora qualche prurito scatena e invece sembra trascorso un secolo. E non soltanto perché nel frattempo la Juve è davanti 31 punti, il suo primato italiano non è sfiorato nemmeno dalle chiacchiere da bar e sul terzo scudetto consecutivo c'è solo la resistenza della Roma da piegare. No, è passato un secolo anche perché Clarence Seedorf è il primo a disarmare la domanda sull'argomento («Non mi ricordo proprio niente di quell'episodio»), seguito a ruota da Adriano Galliani che deve confessare «d'aver cancellato la foto di quel gol fantasma» dal suo cellulare senza dimenticare però, quasi con un colpo di coda, che proprio in quella stagione «fu il Milan a restare al comando del campionato fino ad aprile». E quindi non sono tre anni di dominio juventino... Son passati due anni e dei duelli rusticani tra Conte e Allegri, tra Marotta e Galliani sono rimasti soltanto vaghi ricordi negli archivi di tv e giornali. Tutti gli altri, a cominciare da quelli esibiti da Seedorf ieri mattina a Milanello, sono sorrisi riferiti a precedenti di sfide simboliche ed epiche.

«Il Milan è pronto per una grande prestazione» è la garanzia dell'olandese che è tornato da Marassi scortato da qualche sicurezza in più, sullo schieramento in particolare, inaugurato nella notte di Champions contro l'Atletico. Poli è destinato a riprendere il posto di Honda per saldare meglio il centrocampo, Bonera può riprendere posto in difesa al fianco di Rami, De Jong può fare ditta con Montolivo fino a disegnare, sul campo, un 4-4-2 di maggiore tenuta tattica e affidamento difensivo. «Quando cominciai con il Verona c'era bisogno di uno choc, di passare da un sistema all'altro, poi mi sono dedicato alla ricerca di equilibrio», la ricostruzione dell'interessato che invece ha ascoltato i consigli giusti delle persone giuste al momento giusto. Perciò la sfida di stasera alla Juve, nonostante le cautele dell'olandese («abbiamo bisogno ancora di tempo») è la prima grande verifica per capire se è possibile guadagnare un finale di stagione meno avvilente e infrangere altri tabù che sono diventati una piccola ossessione della tribù rossonera: mai piegata la resistenza di una grande quest'anno, mai tre partite di fila senza subire gol.

Seedorf, che pure ha una nota dose industriale di auto-stima, è pronto a riconoscere il valoroso merito di Conte, a segnalare il lavoro fatto da Montella a Firenze e da Garcia a Roma, e a dichiarare «io devo dimostrare ancora tutto come allenatore»: sembrano segnali preziosi di umiltà provenienti da un gruppo che ha cementato le proprie insicurezze ed è pronto a scalare la squadra più forte del torneo. Di sicuro Seedorf è nemico, sincero e giurato, delle polemiche sugli arbitri («sono a favore della tecnologia per aiutare arbitri e assistenti») e anche sui lamenti di Conte fino al punto da invitare a cambiare registro («se la Juve avesse giocato di venerdì lo avrei capito, non è il massimo, ma così no, una grande squadra deve essere pronta a questo calendario»). Non avrà Balotelli, rimasto a casa (anche dalla trasferta azzurra a Madrid) per il dolore persistente alla spalla, ma potrà contare sull'esperienza di Pazzini e sul fatto che «gli altri danno il massimo quando i migliori non stanno bene». Mario è arrivato ieri mattina alle 11 per fare terapie e provare un recupero complicato, segno secondo i più di un attaccamento al lavoro «che deve essere sottolineato, Balotelli è un patrimonio del calcio italiano, vi invito a difenderlo in maniera forte», l'appello di Seedorf, il suo nuovo tutore a Milanello.