Sacchi: "Berlusconi sembrava un pazzo. Ma il calcio italiano non fu più lo stesso"

"È stato e rimane uno straordinario innovatore Così lo convinsi a prendere Ancelotti e Rijkaard"

Carissimo Arrigo, andiamo al sodo: cosa è stato Silvio Berlusconi per il calcio italiano?

«Ha rappresentato il vero rinascimento. Pensi alle numerose finali europee a cavallo tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta vissute dai club italiani. Se il calcio italiano ha vissuto il miglior periodo dal dopoguerra in poi in coincidenza con l'avvento di Berlusconi, non è stato un caso. Si è trattato di uno straordinario innovatore. Posso fare mia una frase di Chicco Evani che lo rappresenta alla perfezione: il presidente Berlusconi è stato così avanti che se si fosse voltato indietro avrebbe visto il futuro»

E cosa è stato invece per Arrigo Sacchi?

«Quando mi scelse, correndo un grande rischio, io commentai con la mia famiglia: o è un pazzo o è un genio. Perché rischio? Semplice: era venuto a prendermi a Parma in serie B solo perché vide giocare bene la mia squadra col Milan di Liedholm in coppa Italia. È stato un innovatore e non solo, è riuscito ad abolire il vecchio dogma del calcio italiano, cioè vincere a ogni costo, per introdurre il concetto più appagante e impegnativo del vincere, convincere e divertire perché aveva capito che grazie alla bellezza del gioco e al merito riconosciuto dagli avversari la vittoria stessa sarebbe risultata amplificata».

Cosa ricorda del primo incontro ad Arcore?

«Abbiamo parlato di calcio fino a mezzanotte e quando me ne tornai a casa mi sembrava di conoscerlo da sempre. Io avevo, per i giorni successivi, un appuntamento a Firenze con il conte Pontello: Berlusconi mi pregò di rinviare quel viaggio e di aspettarlo al rientro da Roma, doveva mettere sotto contratto per le sue tv Baudo e la Carrà. Ci pensai su la notte e al mattino successivo dissi che non me la sentivo di dare una buca alla Fiorentina. Fu Ettore Rognoni a convincermi di tornare ad Arcore e in assenza di Berlusconi trovai schierati Galliani, Confalonieri, Dell'Utri e Foscale: mi arresi al loro pressing e firmai in bianco. Scoprii qualche tempo dopo che Galliani mi aveva dato una cifra inferiore rispetto a quella che guadagnavo nel Parma».

Se le dico castello di Pomerio cosa mi risponde?

«La prima convention del Milan durante la quale il presidente radunò giocatori, tecnici, medici, dipendenti della società per fissare la missione. Disse: Dobbiamo diventare la squadra più forte al mondo. Sembrava un visionario e invece fu fantastico perché riuscì a galvanizzare il gruppo».

Come lo convinse ad acquistare Ancelotti?

«A Roma girava voce che Ancelotti fosse una sola per il Milan, Carlo aveva fatto tre menischi e due crociati. Galliani mi disse: sono d'accordo con Viola, convinci tu il Dottore. Lo chiamai a mezzanotte, era a St. Moritz, mi riferì del giudizio dei medici, ha il 20% di invalidità al ginocchio. Sarei preoccupato se l'avesse in testa quel 20% d'invalidità risposi io. E alla fine rischiai. Dissi: Dottore se lo prende noi vinceremo lo scudetto. Mi prese in parola».

Se le dico Rijkaard invece?

«Abbiamo rievocato la nostra epopea qualche giorno fa, ero in Olanda invitato da Gullit a parlare con i tecnici delle loro nazionali. Gullit non è intervenuto perché si è operato di ernia, c'erano Winter e Rijkaard. Per saperne di più sul conto di Frank mandai a Saragozza, dove giocava all'epoca, il mio osservatore Natale Bianchedi il quale al ritorno si raccomandò. Arrigo, non dire che mi hai mandato a spiarlo altrimenti ci licenziano tutti. Per portarlo a Milanello Galliani fece un blitz in Portogallo degno di Moshe Dayan, la definizione datagli da Fedele Confalonieri. Dovette attraversare indenne la rivolta dei tifosi dello Sporting Lisbona i quali invasero la sede del club per impedire la firma del contratto nascosto nelle mutande di Braida».

Come riuscì a evitare l'arrivo di Borghi?

«Berlusconi cercava un alter ego di Maradona e lo aveva identificato in Borghi. Allenandolo a Milanello a fine stagione non mi aveva fatto una buona impressione. Tra l'altro lo portammo con noi in Inghilterra per un'amichevole con il Manchester United e firmò anche due gol. Lo tolsi a 15 minuti dalla fine e un mio collaboratore commentò: Arrigo siamo rovinati. E invece no, il presidente mantenne fede a una promessa fatta una sera ad Arcore, c'era anche Bettino Craxi presente. Gli dissi: Dottore, se vinciamo lo scudetto, Borghi non viene al Milan. Arrivarono tutti e due: lo scudetto e Rijkaard».

Furono quelli i giorni in cui il gruppo acquistò la Standa

«Berlusconi andò a Ravenna per definire l'affare con Raul Gardini e Sama, mio amico il quale tempo dopo mi raccontò che mentre la trattativa era bloccata, il presidente fece un commento del genere rivolto a Gardini: Ora basta discutere, ho già un romagnolo al Milan che mi fa diventare matto».

Se le dico prima finale di coppa Campioni a Barcellona cosa le viene in mente?

«Mi vengono in mente due episodi. Il primo: mentre tentavamo di farci strada col pullman verso lo stadio, circondati da una marea di tifosi milanisti, Berlusconi sotto voce commentò: Arrigo, immagini se usciremo sconfitti, sarà un funerale con 80 mila al seguito. Il secondo: entrati al Camp Nou, mostrai al presidente la cappella e lui si recò subito a pregare. Al ritorno mi prese da parte e confessò: Gliel'ho detto che sono dei comunisti!».

Prima di Barcellona ci fu un rischio di esonero

«Ne parlò Biscardi. Avevamo perso a Cesena, non eravamo partiti bene, i giornali scrissero anche di un vertice ad Arcore durante il quale Galliani e Carlo Bernasconi, avevano tifato per la mia conferma. Quella domenica vincemmo a Firenze, tornai a Milano, andai ad Arcore e feci un'altra scommessa con il presidente. Dissi: non vinceremo lo scudetto, l'Inter del Trap è più avanti, ma possiamo vincere la coppa Campioni».

E se le dico Verona dopo l'Espanyol cosa ci racconta?

«In quell'occasione Berlusconi fu spettacolare. Perdemmo con l'Espanyol a Lecce, lui arrivò a Milanello il sabato mattina, riunì la squadra e fu persino brutale. Disse: noi abbiamo fiducia in questo tecnico, chi lo seguirà rimarrà, chi non lo seguirà andrà via».

C'è in giro un altro Sacchi secondo Arrigo?

«Sì e si chiama Sarri».L'ultima missione lanciata da Berlusconi è raggiungere 2 finali di Champions nei prossimi 5 anni: ci riuscirà?«Glielo auguro di cuore».