Sheva torna eurobomber, Ibra è solo

Zlatan subito in gol, ma l’ex rossonero lancia l’Ucraina con una doppietta

Il soggetto (la sfida tra Ibra e Sheva, ovvero il presente e il passato del Milan) era già scritto da mesi, quando l’urna di Kiev aveva sistemato nello stesso gruppo Ucraina e Svezia. C’era solo da scrivere la sceneggiatura e lì servivano i guizzi dei due assi. Ibrahimovic e Shevchenko rispondono presente, ma alla fine prevale il reuccio della Dinamo la cui doppietta bagna con un successo lo storico esordio degli ucraini.

Due colpi di testa micidiali, uno ad anticipare il mastodontico Mellberg, l’altro in faccia allo stesso Ibra, quasi casualmente sistemato sulla linea di porta ad assistere impotente alla trasformazione dell’ex rossonero. Due gol che legittimano il successo dei padroni di casa, apparsi più squadra, anche se Elmander e Mellberg si divorano il pareggio con due tiri ravvicinati. Non doveva nemmeno essere in campo, l’Andriy icona del calcio ucraino (come confermano le maglie numero 7 che indossano in tanti per le strade della Capitale). Ma sarebbe stato un affronto ai 60mila dell’Olimpico di Kiev che dal 2007, quando l’Uefa scelse l’Ucraina sede degli Europei, aspettavano questo momento.

Eppure era stato proprio lo svedese ad aprire le danze: prima un palo esterno con una zuccata a colpo sicuro, poi un tap-in micidiale sotto porta sul cross di Kallstrom. Il pugno rivolto verso l’alto di Zlatan (gesto inconfondibile dello svedese) viene vanificato 200 secondi dopo dalla maglia alzata a metà dell’attaccante ucraino che, siglato il bis, abbraccia il ct Blokhin.

48 reti in 109 partite con la nazionale, una media realizzativa straordinaria per Sheva che solo dopo l’Europeo nel quale spera di fare un cammino molto lungo deciderà il da farsi. Intanto si sistema in vetta alla classifica cannonieri, si gusta la standing ovation che il ct gli concede dopo 81 minuti e pensa già a quando venerdì sfiderà la Francia in una sfida già decisiva per i quarti.

Dal compassato ma efficace Sheva al rabbioso e generoso Ibra, l’ultimo ad arrendersi al ko. Sua una delle conclusioni più pericolose, con la respinta del portiere di scorta ucraino Pjatov, dopo l’uno-due dell’avversario. E meno male che, a detta dei due campioni, non doveva essere la loro sfida.