Sir Ranieri batte tutti, anche Zidane. È lui il miglior allenatore del mondo 2016

Vittoria del tecnico romano, trionfatore in Premier League con il Leicester. Premiato dalla Fifa anche Cristiano Ronaldo

Londra - Niente male per un «70enne che ha vinto due sole coppette» (Cit Mourinho). Che poco più di due anni fa veniva licenziato dalla Federcalcio greca dopo l'umiliante sconfitta contro le isole Faroe. E che qualche mese dopo veniva accolto dai suoi nuovi tifosi con un laconico «davvero?!?» (Cit Lineker). Niente male, Claudio Ranieri. Il miglior allenatore al mondo 2016, secondo la Fifa. Premiato ieri a Zurigo da Maradona, e preferito a Zidane e Santos. Premiato insieme al pallone d'oro Cristiano Ronaldo. A 65 anni, tre decenni in panchina, la vetta è raggiunta. Dal Vigor Lamezia al Leicester, dalla provincia amatoriale al campionato più ricco al mondo. Conquistato lo scorso maggio, il lieto fine della favola sportiva (forse) più incredibile di sempre.

«Certamente irripetibile», come ha più volte detto l'interessato, giustificando l'inevitabile ridimensionamento vissuto dalle Foxes quest'anno. Che nulla toglie però alla magia fiabesca di un trionfo che i bookmakers inglesi avevano quotato 5000 a 1. «Il dio del calcio aveva deciso che il Leicester avrebbe dovuto vincere il campionato e così è stato. Se Dani Alves dice di poter fare ancora qualcosa a 30 anni, io ne ho 65 e comincio adesso», il ringraziamento alla platea del tecnico romano. Più sorridente che emozionato, più orgoglioso che stupito. Dopo aver smentito gli scettici, zittito i critici, ribaltato ogni pronostico.

Chiusa ingloriosamente la parentesi con la Grecia (durata quattro partite), Ranieri era considerato dai più «calcisticamente finito». La sua nomina a manager del Leicester era stata giudicata dal Guardian «incomprensibile», le sue prime vittorie stagionali «casuali», come il suo calcio, «ormai superato». Settimana dopo settimana Ranieri ha saputo realizzare un sogno inconfessabile, trasformando le Foxes in una parabola calcistica. Se oggi il Leicester non è più «solo» un club della Premier League, il merito è anche di Ranieri. Che ha operato - con aplomb tipicamente britannico - la sublimazione: da squadra di calcio a modo di essere. Leicester come la rivincita degli ultimi, la sorpresa più clamorosa, l'impossibile che si avvera. «Eravamo partiti per salvarci. Poi, mese dopo mese, abbiamo cominciato a crederci, alzando l'asticella delle ambizioni», ha ricordato ieri Ranieri, «pazzo di felicità».