Tania in tuffo da Londra. "Comunque piangerò... stavolta spero di gioia"

Tocca alla Cagnotto in sincro con la Dallapè. "Voglio cancellare quelle lacrime di rabbia"

nostro inviato a Rio de Janeiro

Le lacrime raccontano i dettagli di una vita. Valgono più delle parole. Sono come i pensieri. Sincere. Sempre. Sta poi agli altri accorgersene e interpretarle. A volte sono lacrime di tristezza, che poi, a rifletterci, sono le più semplici, le più comuni, le più prevedibili. Come quelle di felicità sappiamo quando arrivano e quando vanno. Non sorprendono come le lacrime di rabbia. Le più nobili, le più misteriose, le più complesse perché tracciano il futuro e se le ascolti ti prendono per mano. Ai Giochi di Londra, Tania pianse di rabbia.

Olimpiadi 2012, quarto posto nell'individuale per venti centesimi di punto, quarto posto come nel sincro, medaglia stregata come a Sidney quand'era bambina, come ad Atene quando un po' ci contava, come a Pechino quando chiuse quinta. Quel giorno tirando sul col naso che pareva una bambina, quel giorno le lacrime di tristezza l'avvolsero per qualche istante ma poi le cacciò via e diventarono di rabbia. Disse «mi hanno maledetto ai Giochi, un bronzo perso per un nulla, una medaglia che sogno da sempre, però adesso basta, c'è altro da fare nella vita... i Giochi non fanno proprio per me».

Eccola, oggi, Tania Cagnotto. Ancora qui. Perché le lacrime di rabbia sanno fare miracoli, indicare la via, strattonare in avanti. «Sì, forse davvero il destino ha voluto che dopo quelle olimpiadi arrivassero quattro anni pieni di emozioni e soddisfazioni» ricorda. «Chissà, a volte mi domando cosa sarebbe successo nella mia vita se avessi preso quella medaglia... forse avrei davvero smesso e fatto dell'altro».

Smetterà Tania, perché le altre cose da fare sono dietro l'angolo, «come il matrimonio con Stefano, all'isola d'Elba, dopo i Giochi». Ma prima il sincro tre metri di oggi con l'eterna compagna Francesca Dallapé e poi la gara individuale. «Sarebbe bello farcela subito, c'entrare il podio, per poi affrontare la gara singola in modo più leggero». E Tania è leggerezza e tenerezza insieme in un tuffo. Ripensa alle rivali, alle cinesi irraggiungibili, e con la schiettezza di sempre dice «sì, mi sento davvero l'ultima interprete di un tuffo ancora estetico, ora invece è solo potenza. Una volta sembravamo tutte delle danzatrici».

Sarà che è minuta, che ha il viso da bambina, sarà che le lacrime che l'hanno accompagnata nella sua vita sportiva la rendono più tenera e amata, ma ora Tania sembra persino umile. Nonostante agli ultimi europei, a Londra, a maggio, abbia vinto tre ori (1m, 3m, 3m sincro) e un argento (sincro misto), nonostante l'oro da un metro ai mondiali di Kazan, nonostante gli ori continentali siano 20, 29 le medaglie, lei fa capire di essere qui per un podio, basterebbe per poter dire di aver sconfitto la maledizione olimpica. «In fondo, come si dice? La torta l'ho mangiata, ed è stata buona, soprattutto dopo tutte le soddisfazioni che mi sono tolta negli ultimi quattro anni. Per cui comunque vada, la torta me la sono gustata. Diciamo che mi manca solo la ciliegina da metterci sopra per essere felice in altro modo... Però non illudetevi: non c'è niente da fare... piangerò comunque. Ma spero siano lacrime di felicità».

Le più prevedibili e comuni. Questa volta ci può stare.