"Thohir non ha capito l'Inter Noi pronti ad aiutare i cinesi"

Parla la moglie di Moratti: "L'attuale gestione ha perso un'occasione Se Suning vorrà, Massimo si renderà utile. C'è già un piano..."

Si è detto: sarà un’Inter senza i Moratti. «Ma guardi, in realtà nessuna decisione è stata presa. Anzi: se devo dirle la verità, mio marito prima di parlare delle sue quote aspetta di sapere qualcosa di definito. E se posso dire una cosa sicura, lui sente una grande responsabilità verso la squadra e verso i tifosi nerazzurri. Noi nerazzurri...». Milly Moratti è la persona che conosce più di tutti cosa pensa veramente Massimo in questo momento, al di là delle dichiarazioni di rito o di qualche frase «rubata» sotto la Saras o fuori dal cancello di casa. E mentre Erick Thohir con il management si trova a Nanchino per il fine settimana che dovrebbe cambiare il futuro dell’Inter, la Signora degli interisti fa capire che la partita è tutt’altro che chiusa. Anzi, probabilmente è appena cominciata.

Signora Moratti, noi del «Giornale» sosteniamo da qualche mese che suo marito non sia molto contento della gestione Thohir...

«Guardi, non c’è assolutamente niente di personale nei confronti dell’attuale proprietario dell’Inter. Anzi. Però la sensazione è che la sua presidenza si tratti di un’occasione persa».

In che senso?

«Per carità: ognuno ha il diritto di dirigere una società come crede. L’Inter però è una squadra speciale, con tifosi speciali, molto territoriale nella sua anima. Ecco: quello che non è stato capito è il valore della territorialità».

Per Thohir insomma è stato solo business e non un affare di cuore.

«Non dico che non ci sia stato cuore. Dico che non si è capita l’importanza dei tifosi, della loro passione. Forse lui è abituato a tifosi un po’ più asettici dei nostri...».

Così adesso vende e arrivano i cinesi...

«Ribadisco: niente è ancora definito».

Sì, ma ormai il dado è tratto. Massimo che fa?

«Innanzitutto dico che i Moratti sono e resteranno per sempre nella famiglia interista. Noi siamo interisti».

E allora diciamo così: se Suning chiedesse a suo marito di riprendere in mano la società come referente operativo a Milano?

«Sicuramente ne sarebbe onorato. E valuterebbe come poter essere utile. Il rispetto del territorio e dei valori dell’Inter gli stanno molto a cuore».

In fondo i cinesi lo hanno fatto anche con Pirelli: hanno comprato la società ma hanno tenuto al timone Marco Tronchetti Provera.

«I cinesi sono persone molto sensate».

Li avete conosciuti?

«Una conoscenza breve, sono venuti a cena a casa nostra. E ci hanno fatto davvero un’ottima impressione. Soprattutto il figlio di Zhan Jindong ha dimostrato di essere molto interessato agli sviluppi economici di Milano, all’enorme potenziale della città».

E quindi al potenziale dell’Inter: questo farà star tranquilli i tifosi...

«In realtà tutto si intreccia: la città sta vivendo un momento magico, piena di idee e progetti che arrivano direttamente dai consumatori. Pensi ad esempio al mercato del cibo, alla nascita dei Gruppi Solidali d’Acquisto che poi sono diventate start up creando un nuovo fenomeno in continua espansione. Ecco, i consumatori nel calcio sono i tifosi e le idee non mancano».

Ovvero?

«Sa come si dice: siamo tutti allenatori... Ecco, le cose sono cambiate: stiamo tutti diventando partecipi grazie a nuove scelte strategiche e all’attenzione per il sociale. Il calcio è una cosa ludica, ma il suo linguaggio semplice è anche politico. Questo lo hanno capito anche i cinesi che hanno il problema di doversi rapportare con quasi due miliardi di persone. La semplicità del calcio è la chiave per parlare ai grandi numeri».

Milly, confessi: la famiglia Moratti ha un progetto.

«La famiglia Moratti si mette a disposizione contando sull’entusiasmo di molti amici interisti che da quando Massimo ha lasciato la maggioranza si sono proposti offrendo tante idee. Sì, i progetti ci sono».

Dunque, concludendo: non c’è Inter senza i Moratti. E non ci sarà.

«Vedremo. Per ora non c’è ancora nulla, ma il cambiamento non deve far paura. Il cambiamento è un’opportunità».

E se cambiamento arriva?

«Se arriva, c’è tanto di pronto».