Tulipani sfioriti, l'Olanda è la solita turista

Partita col trionfo sulla Spagna si è spenta nella rete tattica di Sabella. Robben, Sneijder, Van Persie e la grande incompiuta

Wesley Sneijder disperato per l'errore dal dischetto

E' sempre una questione di rigore. Finì così contro l'Italia all'europeo, finì così, appena incominciata, con la Germania al mondiale, così si è conclusa l'avventura contro l'Argentina. L'arancia meccanica è tornata un frutto da sbucciare, pelata a vivo dalla zanzara sudamericana. Eppure sembrava la volta buona, soprattutto dopo quelle sberle, cinque in una volta sola, lasciate sulla faccia dei campioni del mondo e d'Europa, così tanto per gradire. E c'erano stati altri segnali di probabile euforia, addirittura era stata segnalata l'ombra di un sorriso sulla bocca di Van Gaal, uno che se te lo trovassi vicino di ombrellone scapperesti in montagna. Invece il sorriso, o ghigno, si è trasformato in un pianto, quello di Luka Robben, figlio del grande papà, scoppiato i lacrime tra le braccia di Bernardien, la moglie di Arjen il quale è andato sotto il palco occupato dalla famiglia per consolare consorte ed erede e poi tornarsene a centrocampo, commosso ma eliminato.

C'era una volta l'Olanda freakkettona, capelloni e femmine travolgenti, oggi quei fotogrammi dello stadio di San Paolo restituiscono alla squadra una dimensione umana, normale. Qualcuno aveva abboccato alla storiella del portiere miracoloso, Krul, inserito all'ultimo minuto utile contro la Costarica. Faceva parte del repertorio del Van Gaal di cui sopra, di una nazionale che in passato presentò in porta anche un tabaccaio, fervente comunista, che tolse il posto tra le contestazioni della stampa al titolare Schrijvers. Sto parlando di Jongbloed e del suo numero 8 sulla maglia. Torno tra i contemporanei e segnalo che il calcio olandese resta comunque una delle scuole più importanti a livello continentale, esportando calciatori e tecnici, pur avendo conquistato soltanto un titolo europeo, non certo per ragioni di struttura federale o di latitanza del vivaio.

L'Olanda di ieri e di oggi è ancora retta da campioni non più acerbi, oltre a Robben e Van Persie con Schnejder, tutti e tre emigrati ed emigranti nei tornei più disparati, ma non va trascurata l'assenza di Strootman, elemento chiave nel centrocampo arancione. Nessuna tragedia, dunque, già contro Costarica erano stati avvertiti alcuni segnali di fumo grigiastro, il tulipano incominciava ad appassirsi, l'estremo tatticismo della semifinale ha soffocato le corse di Robben e impedito a Van Persie di giocare un solo pallone nell'area di rigore, così come si è vista almeno una dozzina di cross sbilenchi.

Ora Van Gaal si dedicherà al Manchester United dove ritroverà il Van Persie di cui sopra e uno spogliatoio più demoralizzato della nazionale olandese post Argentina. Il resto della comitiva non ha problemi. L'Olanda è una turista puntuale di tutti i tornei internazionali, sabato affronterà il Brasile per la finale che fa infuriare Van Gaal: «Da tredici anni dico che questa partita è inutile e andrebbe cancellata. Ma dobbiamo giocarla». Sperando di non andare ai rigori, almeno sabato. Per favore ditelo a Blatter.