Velasco fa le carte all'Italia: "Può vincere il Mondiale"

Il maestro, eliminato con l'Argentina, vede azzurro: "Blengini? Un amico, l'ho convinto a non mollare"

È stato elettrizzante seguire per una settimana intera, a Firenze, Julio Velasco. Prima che la seconda fase lo portasse in Bulgaria. Ha chiuso domenica un bel quadriennio con l'Argentina, mentre venerdì notte ha fatto il giro di campo con il gesto dell'ombrello, roba da Zidane e Materazzi. Giulio è imitato da un paio di giornalisti in tribuna stampa, Giulio parla sempre, soprattutto quando è sotto pressione. Giulio chiude all'ultimo posto il girone bulgaro, a 66 anni va a Modena, per la terza volta, come il messia. Allenerà Anzani e Daniele Mazzone, naturalmente Zaytsev. «Ivan sarebbe stato importante anche nella mia nazionale, come opposto avevo solo Zorzi. Vi sfido a ricordare il secondo opposto, di quel ciclo d'oro». Iniziato con Euro '89, in Svezia, e sublimato nei due mondiali.

«La generazione dei fenomeni. Ma quando accettai la nazionale era un rischio. A Modena ero un re, sul tetto del mondo, all'epoca non si poteva accettare il doppio incarico, tant'è che Silvano Prandi lasciò la nazionale, preferendo un club. Accettai un'Italia che aveva vinto nulla e vincemmo persino la World league del '95 con il secondo sestetto». Mentre Blengini ha dovuto abbandonare Civitanova, dove ha vinto il suo unico scudetto, dopo l'argento olimpico. «Non si può allenare la nazionale e nello stesso campionato, si deve evitare qualsiasi conflitto di interesse. Ma è ridicolo che adesso la norma valga anche per vice, statistici e fisioterapisti. Gli stipendi di pallavolo sono calati, è ingiusto chiedere a Giani di pagare 50mila euro per allenare la Germania, mentre guida Milano. Nel calcio Guardiola avvicina i guadagni dei campioni».

Gianlorenzo, prim'ancora di essere noto come Chicco, è diventato allenatore con Velasco. «Mio vice per 4 anni, a Modena, Montichiari e Piacenza. Lo conobbi con Berruto, mi sembrò subito molto intelligente. Era bravissimo nell'eseguire il compito, studiare la tattica del muro. Voleva mollare, ho dovuto incitarlo: «Dai, vedrai che arrivi a vincere. Lo scudetto, la semifinale olimpica con gli Usa. Gli consigliai di smettere di fare il secondo, avviò il suo percorso a Vibo Valentia». Dove adesso debutterà in A1 Valentini, il vice ct azzurro. «Siamo diventati amici di famiglia, in questi anni non potevamo parlare di volley, essendo ct rivali. Presto dovremo, visto che io vado a Modena e gli riferirò degli azzurri». Al via oggi alla final six di Torino, contro la Serbia. «L'Italia era una delle 7-8 squadre che possono vincere il mondiale. È uscita la Francia, sono rimaste le migliori. Lo spirito c'è, gli occhi sono giusti». I centrali Mazzone e Anzani non sono all'altezza di Gardini e Lucchetta, Giannelli vale Tofoli, Zaytsev non è lontano da Zorzi, Juantorena vale Bracci, il problema è Lanza-Cantagalli. «Ma il collettivo è buono, la panchina anche, pure come guida. Il pubblico incide. Piuttosto, sono assurdi i palazzetti semivuoti senza Italia: gli istruttori dovevano portare le giovanili a vedere le partite, così si impara molto meglio».

Velasco tiene clinic, parla agli industriali, racconta di seduzione, di catturare l'attenzione, non più di come avesse cambiato mestiere. Giulio ha 66 anni, allenerà solo a Modena. «Mai e poi mai farei il doppio incarico». Insegue i record di Antonio Giacobbe, 70enne ct della Tunisia campione di Africa, e di Tabarez, ct dell'Uruguay sino ai 75 anni. «Avere come vice a Modena Cantagalli mi fa sentire vecchio. Mi auguro che l'Italia possa vincere questo mondiale. Per l'Italia e per Blengini. E per lo staff che c'era già con me. Lavoreremo tutti per l'olimpiade di Tokyo. Non si vive di ricordi, non ci sono più cicli, è un bene: Urss, Usa, Italia e Brasile. Adesso vincono in tanti, così la pallavolo si sviluppa ovunque».