"Vincere a casa è unico. È l’emozione più bella"

Alonso: "Sono orgoglioso di essere uno sportivo spagnolo". Montezemolo: "Questa Ferrari rispecchia lo spirito dell’Emilia"

L’apoteosi di Fernando Alonso. «È la mia vittoria più bella», esplode stravolto da gioia e fatica, emozioni e tensioni. Non l’avrebbe mai potuta sognare migliore dopo un weekend sull’altalena: il venerdì dell’ottimismo, il sabato nero e la domenica da leggenda. Da undicesimo a primo, dieci sorpassi su un circuito proibitivo, di nuovo leader del mondiale. Il tutto a casa sua con il suo popolo che gode e lo fa godere. Un numero si rincorre quasi segnale premonitore di quello che potrà accadere tra qualche mese: l’uno. «1» il piazzamento. «11» la posizione di partenza. «111» i punti in classifica che fanno il verso al diabolico «666».

Indiavolato Alonso lo è stato in pista: «È stata una corsa veramente incredibile, ho fatto una bellissima partenza, delle belle lotte e mi sono toccato con Grosjean, e sono quei casi in cui tutto può andare per il verso sbagliato o portarti a vincere come è successo qui». Uno spettacolo che ha voluto prolungare con un giro d’onore mai visto nella F1 di Ecclestone che ha ovattato anche la gioia, ristretta in rigidi cerimoniali. Che lui ha fatto slittare, più o meno volutamente, per un guasto tecnico sulla Ferrari ma nessun caso. Si è fermato ai piedi delle tribune più grandi. È saltato fuori dall’abitacolo e ha dato il via alle danze. La bandiera spagnola in mano, i cori da stadio. Uno show inedito a queste latitudini. Al quale ci aveva abituato solo un certo Valentino Rossi che ha applaudito Fernando via twitter. Poi la safety car che lo scorta sul podio, dove trova due campioni del mondo con la Ferrari, Schumi e Raikkonen. Valencia può essere il viatico mondiale. Le lacrime durante gli inni suggellano l’impresa.

Commozione che durerà a lungo e che può essere la molla mondiale. «È difficile esprimere a parole quello che sento ora. Vincere qui a casa è una cosa unica», spiega Alonso che ci era già riuscito nel 2006 con la Renault a Barcellona. Ma la Ferrari è un’altra cosa «perché ho vinto con un team speciale, con tutti in rosso, con le bandiere spagnole e mi sento orgoglioso di essere uno sportivo spagnolo. Questa è la migliore vittoria ottenuta e nulla può pareggiarla». Ottenuta in una gara piena di imprevisti e colpi di scena: «La F1 è così. Mai cedere, tutto può accadere, specialmente in F1 dove ci sono tante variabili che vanno tenute sotto controllo». Tra le quali non cita mai le bistrattate gomme, forse solo un caso, per lui che è il primo a conquistare due gran premi con le Pirelli nel 2012. Fino a ieri sette gp, sette vincitori diversi. Ora lui prova a scappare in classifica.

Stefano Domenicali resta cauto: «È una vittoria, ma noi puntiamo al mondiale, a festeggiare a novembre». Poi il team principal si toglie un sassolino dalle scarpe per le critiche dopo il flop delle qualifiche: «Abbiamo sentito dire tante stupidaggini». Fatalista sul guasto di Vettel: «Sono cose che capitano, la sfortuna fa parte della gara». Il diretto interessato: «È stata proprio una merda». Così, senza freni. Come Luca Cordero di Montezemolo: «Questa è la Ferrari più bella, che vogliamo. Questo è lo spirito di una squadra che non si arrende mai e che riflette quello della nostra terra, l'Emilia-Romagna, dove oggi tante persone stanno vivendo una situazione particolarmente difficile dopo il terremoto di qualche settimana fa: speriamo che questa vittoria possa avergli donato un sorriso!».