Lo Stabile in bilico tra le opere classiche e i drammi di oggi

Più di 40 spettacoli per fare ancora record di pubblico in sala

«Sciamano fitti come locuste, operosi come formiche (...) perfino insensibili al terrore»: è la pessimistica visione dell'umanità come massa opaca e priva di identità da «L'agente segreto» di Joseph Conrad, una novità assoluta per l'Italia e una delle quattro nuove produzioni del cartellone del Teatro Stabile, presentato ieri nel foyer della Corte. Visione che contrasta con la natura del teatro, che si rivolge all'individuo nella sua irripetibile unicità: ecco come si spiega, secondo il direttore dello Stabile Carlo Repetti, l'impennata del 25 per cento di spettatori della scorsa stagione. «L'agente segreto», tratto da un adattamento per la scena che lo stesso Conrad fece del suo romanzo e che conobbe scarsi consensi ed allestimenti, sarà di scena da metà gennaio fino a tutto febbraio. «L'agente segreto» narra di un attentato terroristico all'osservatorio di Greenwich a fine '800, che culminò in una strage, spiega il regista, Marco Sciaccaluga. Oltre quaranta gli spettacoli in cartellone, tra classici e contemporanei, da Molière a Ionesco, da Cechov a Fassbinder, da Shakespeare a Ruggero Cappuccio, con incursioni nella storia e nella cronaca italiana, come «Roma ore 11» di Elio Petri e «Aldo Moro» di Augias-Polchi. La Corte riaprirà i battenti il 13 ottobre con «Le nozze di Figaro» di Beaumarchais, con Tullio Solenghi, ed ospiterà attori del calibro di Luca De Filippo, Lina Sastri, Gabriele Lavia, Camillo Milli e molti altri.
Lo Stabile celebrerà a novembre il tricentenario della nascita di Carlo Goldoni allestendo «La famiglia dell'antiquario», una delle sedici commedie che Goldoni compose nel 1750 per concretizzare la sua riforma teatrale. Lo spettacolo, che si è segnalato alla biennale di Venezia e al festival teatrale di Barcellona, narra le tragicomiche vicissitudini della famiglia del conte Anselmo (Virgilio Zernitz), maniacale collezionista di reperti d'antiquariato incurante di dilapidare il patrimonio familiare, sullo sfondo dell'antitesi sociale tra nobiltà in decadenza e borghesia in ascesa, rappresentate in scena dalla contessa Isabella (Anita Bartolucci) e dalla nuora Doralice (Gaia Aprea), figlia del mercante Pantalone (Eros Pagni). Sempre di Goldoni, Marco Bernardi propone «Il teatro comico», manifesto della riforma goldoniana: respinti i lazzi e le improvvisazioni della Commedia dell'Arte, gli attori del teatro S. Angelo di Venezia sono «ripresi» durante le prove, in un virtuoso pezzo di teatro nel teatro. Il tema del viaggio e del confronto tra culture, che inaugurerà la stagione del Duse con «La fine è il mio inizio» di Tiziano Terzani e il ciclo di letture dedicato al rapporto tra civiltà musulmana ed ebraica, permea anche «India» di e con Mara Baronti, allestito dallo Stabile a fine novembre: un percorso nella cultura laica, epica e religiosa indiana, tra musiche e coreografie tradizionali. A febbraio sarà riproposto «Sola me ne vo...», one-lady show con Mariangela Melato, mentre a marzo approderà alla ribalta l'ultima produzione dello Stabile, «Polvere alla polvere» di Robert Farquhar. Alla drammaturgia contemporanea sono dedicati, oltre alle mise en espace, 5 monologhi di altrettanti giovani attori in occasione della notte bianca: stasera alle 21, in Piazza Baracca a Sestri Ponente, saranno di scena «Il volo» e «Cantata con rabbia».