Staminali salva-infarto, positivi i primi test

Il cuore danneggiato da infarto funziona male, il suo potere di pompare il sangue è in parte perso: ma una nuova terapia con cellule staminali dello stesso paziente potrebbe curarlo, ricostruendo il tessuto cardiaco. La speranza arriva dai risultati positivi delle prime sperimentazioni cliniche su 23 pazienti condotte da due italiani all’estero, Roberto Bolli dell’Università di Louisville e Piero Anversa della Harvard Medical School di Boston. Gli scienziati hanno prelevato staminali adulte dal cuore dei pazienti; le hanno moltiplicate in provetta e poi infuse nel cuore dei pazienti con un catetere. Sono stati trattati con le staminali 16 dei 23 pazienti coinvolti nello studio clinico chiamato «Scipio», tutti con insufficienza cardiaca da infarto. Nei mesi successivi alla terapia si è ridotta l’insufficienza cardiaca ed è diminuita la superficie di tessuto necrotico «ucciso» dall’infarto. I risultati di questa prima fase sperimentale, pubblicati sulla rivista Lancet, sono presentati a Orlando nel corso del meeting della American Heart Association.
Da alcuni anni si tenta di riparare il cuore danneggiato da infarto e quindi con insufficienza cardiaca che si misura con la quantità di sangue pompata all’esterno dal ventricolo a ogni battito; valori inferiori al 35% indicano insufficienza cardiaca, in persone sane l’indice è almeno del 55%. In altri studi si è tentato di usare staminali estratte dal midollo osseo. Il team di Anversa, invece, ha usato cellule estraibili dal cuore stesso, le staminali cardiache adulte, ottime perchè danno vita a nuovo tessuto cardiaco e alle cellule delle pareti dei vasi sanguigni del cuore. I ricercatori, tra cui molti italiani, hanno preso le staminali cardiache da un campione di tessuto (dalla cosiddetta «auricola» destra, l’appendice a forma di «orecchietta» - da qui il nome - dell’atrio destro) prelevato ai pazienti durante un intervento di bypass. Le staminali, moltiplicate in provetta, sono state infuse ai pazienti con un catetere dal team di Bolli. Gli esperti hanno osservato nei mesi successivi alla terapia il cuore dei 16 soggetti trattati con staminali confrontandolo con quello di soggetti di controllo. Nei primi è aumentata considerevolmente la funzionalità cardiaca (aumento della frazione di eiezione) e si è ridotto (come visto con una risonanza) il tessuto cardiaco necrotizzato dall’infarto. Segno che le staminali hanno contribuito a rigenerare nuovo tessuto cardiaco funzionale.
«Questi risultati iniziali nei pazienti sono davvero incoraggianti - scrivono Bolli e Anversa su Lancet -. Suggeriscono che l’infusione di cellule staminali cardiache autologhe (cioè del paziente stesso) è efficace nel migliorare la funzione cardiaca e ridurre le dimensioni dell’area cardiaca infartuata».