Staminali, scoperto il segreto per far ringiovanire le cellule

Cellule «bambine» ottenute da tessuti adulti dei topi senza sacrificare gli embrioni

da Milano

L’ultimo traguardo della scienza è l’aver fatto «tornare bambine» alcune cellule di topo adulto. Per la prima volta, si sono ottenute cellule staminali identiche a quelle embrionali, le più preziose per la medicina rigenerativa. Ma il vantaggio dell’innovativa tecnica è aver ricavato questo «tesoro» senza sacrificare alcun embrione. La riprogrammazione di cellule adulte ha così consentito di far nascere topolini perfettamente sani. A riportare indietro le lancette dell’orologio della vita sono stati Shinya Yamanaka dell’Università di Kioto, Rudolf Jaenisch del Mit di Boston, Konrad Hochedlinger del Massachusetts General Hospital Cancer Center and Center for Regenerative Medicine, Harvard Stem Cell Institute, sempre a Boston. La prossima sfida è partire da cellule umane adulte. Vincerla significherebbe, come spiegano gli scienziati, aver accesso a una fonte inesauribile per riparare organi e tessuti, curare malattie, creare nuovi organi da trapianto. E tutto questo, senza usare gli embrioni, evitando quei dilemmi etici che spaccano l’opinione pubblica. Queste staminali pluripotenti sono state ottenute inserendo in cellule adulte del tessuto connettivo, i fibroblasti, quattro geni chiave delle cellule embrionali. Meno di un anno fa Yamanaka aveva già annunciato di aver ringiovanito cellule adulte della pelle di topo. Ma i suoi esperimenti non avevano dato i risultati sperati: le cellule riprogrammate si erano poi rivelate di qualità inferiore a quelle embrionali e non si riusciva a far nascere nuovi topolini. Lo scienziato nipponico era comunque sulla buona strada. Il «trucco» consisteva nel riattivare dei geni chiave che nelle cellule adulte sono irreversibilmente spenti. Con ripetuti tentativi, i ricercatori sono arrivati al super-test finale: la nascita di nuovi individui e la replicazione nei successivi accoppiamenti. Ora si tratta di scoprire quali siano i geni chiave coinvolti nell’uomo per la «miracolosa» trasformazione.