Dalla stampa alle auto: l’ex operaio che ora è il «re» delle valvole

Mario Gaiardo, ex Olivetti, ha fondato a Ivrea Matrix, azienda leader mondiale in piccole nicchie di mercato: «Io non invento, mi limito a trasferire tecnologie da un settore all’altro»

Ha iniziato producendo proprio ad Ivrea quelle teste di stampa a punti utilizzate nelle stampanti che Olivetti aveva invece deciso di fare realizzare nel Far-East. Per poi trasferire la tecnologia anche in altri settori, dal tessile al pneumatico sino all'automotive. Prodotti che permettono, ad esempio, il controllo e la selezione nelle macchine tessili, valvole usate nell'automazione industriale per espellere ad altissima velocità, altro esempio, il chicco di riso cattivo da quello buono, iniettori utilizzati per carburanti alternativi alla benzina ovvero il gpl e il metano. Anzi, in alcune di queste apparecchiature, di nicchia ma ugualmente rivoluzionarie, la Matrix di Mario Gaiardo è leader mondiale. Lui commenta: «Ho trasformato idee in prodotti di successo ma non ho inventato niente in quanto tutto è già stato inventato. Ho solo trasferito tecnologia in settori nuovi».
In fabbrica a 14 anni. Gaiardo è un ex dipendente dell'Olivetti. Ci mette per la prima volta piede a 14 anni, nel 1958, quando è ancora vivo Adriano Olivetti, per frequentare a Ivrea il centro di formazione per meccanici, una scuola famosa conosciuta come Cfm. Il centro forma i quadri tecnici dell'azienda, è straordinario nell'insegnare ai ragazzi il mestiere di perito industriale ma curiosamente non rilascia nessun diploma. Così Gaiardo, Mario Gaiardo, classe 1944, originario di un paesino ad una quindicina di chilometri da Ivrea, Candia Canavese, figlio unico e con un padre che di professione fa il cacciatore e il pescatore nel lago di Candia, deve poi diplomarsi progettista tecnico a Torino. E dopo avere superato la selezione, nel 1964 è assegnato alla ricerca dell'Olivetti che segue lo sviluppo delle macchine elettroniche, quindi quella in cui nasce l'Olivetti 101, il primo pc del mondo.
Gaiardo, che ha vent'anni, si occupa delle macchine contabili. Per inserirsi ad un certo punto nel filone delle teste di stampa a punti, un prodotto considerato dall'azienda strategico negli anni Settanta e anche piuttosto sofisticato in quanto utilizzato non solo per le stampanti ma anche per le nascenti macchine impiegate nel gioco del totocalcio e nelle stazioni ferroviarie per convalidare i biglietti dei treni.
Il vento del Far East. All'inizio degli anni Ottanta il vento cambia all'Olivetti. E Gaiardo si rende conto che se la progettazione resta sempre ad Ivrea, parte della produzione rischia di essere delocalizzata a Singapore o a Taiwan. Ed ha allora l'idea di realizzare direttamente lui quelle teste di stampa che l'Olivetti ha deciso di fare costruire nel Far-East. Così lascia l'Olivetti ed insieme ad un collega, anche lui ricercatore, crea in un capannone di 150 metri quadrati una società che nell'arco di qualche anno dà lavoro ad una cinquantina di persone e diventa una tra le più forti aziende europee nelle teste di stampa destinate ai produttori di stampanti. Poi nel 1988 la svolta: scompare il feeling tra i due soci, Gaiardo cede la sua quota e fonda, questa volta da solo, una nuova azienda, la Matrix. Si occupa sempre delle teste di stampa ma in particolare vuole trasferire la tecnologia, di cui ormai ha grande padronanza, ad altri settori che invece non conoscono ancora quelle possibilità applicative.
La grande svolta. L'idea gli viene osservando come le valvole pneumatiche usate nell’automazione industriale abbiano frequenze di funzionamento molto basse. E si chiede: perché non trasferire anche alle valvole pneumatiche le frequenze di funzionamento usate per le teste di stampa che sono invece molto alte? Ed entrando di slancio nel mondo della meccatronica, quella che mette insieme meccanica ed elettronica, Gaiardo sviluppa una serie di prodotti innovativi ricorrendo prima degli altri anche alla tecnologia digitale. Tipo le valvole proporzionali, impiegate nelle apparecchiature per la respirazione artificiale. Tipo il sorting, vale a dire la selezione che il riso subisce, chicco per chicco, da valvole che funzionano ad una velocità incredibile, duemila volte al secondo, espellendo ad esempio il chicco nero.
I giacconi dei top-gun. Non solo riso, il sorting è ora applicato ad una enorme quantità di prodotti, dal caffè al vetro, persino nella selezione dei diamanti. Grazie poi alla pressoterapia, queste valvole trovano applicazione anche nel medicale e nell'abbigliamento. I materassi usati negli ospedali per evitare le piaghe da decubito oppure le macchine utilizzate per il trattamento estetico hanno un sistema pneumatico che consente di massaggiare parte del corpo proprio con la pressione generata da una serie di valvole. E i giacconi usati dai top-gun hanno un sistema pneumatico di compensazione che entra in funzione in modo istantaneo di fronte alle forti accelerazioni.
Dalle valvole alle macchine tessili. Qui Gaiardo sforna qualche anno più tardi i box di selezione, prodotti elettromeccanici sofisticati che fanno il lavoro svolto in passato dalle camme, ovvero consentono di variare nelle macchine tessili il disegno del tessuto in modo istantaneo.
Grazie all'impiego di una esclusiva tecnologia piezoceramica, questi box, detti anche attuatori ed equipaggiati con una elettronica intelligente a microprocessore di nuova concezione, selezionano gli aghi delle macchine tessili. A dirla così sembra una cosa da niente, invece è un prodotto molto sofisticato, in tutto il mondo sono solo tre le aziende in grado di produrli.
Il debutto nell’auto. Risale invece al 2000 l'ingresso della Matrix nel mondo dell'automotive producendo gli impianti di alimentazione a metano e gpl per le macchine bi-power, entrate ormai nella gamma della maggior parte delle case automobilistiche, dalla Subaru alla Fiat, dalla Volvo alla Psa, dalla Daewoo alla Volkswagen. Si tratta di iniettori diversi da quelli usati per la benzina ma con caratteristiche molto innovative che permettono tempi di risposta quasi simili. Anzi, chiarisce Gaiardo, «non si nota proprio nessuna differenza nella guida». E negli impianti di alimentazione gassosa la Matrix è leader mondiale con una produzione di quasi centomila iniettori al mese, quindi un milione all’anno.
Le tre divisioni. Valvole pneumatiche, macchine tessili, automotive rappresentano le tre divisioni in cui è operativo il gruppo Matrix, 15 milioni di euro di fatturato realizzati per metà con l'export e con l'utilizzo di un'ottantina di dipendenti dislocati in uno stabilimento di cinquemila metri quadri alla periferia sud di Ivrea.
Il settore di punta sta diventando l'automotive che incide per il 40% sul giro d'affari mentre valvole pneumatiche e macchine tessili rappresentano il 30% ciascuno. E le teste di stampa? Stanno uscendo di scena, superate dal laser e dal getto di inchiostro. L'ufficio ricerca, che vanta una dozzina di brevetti, ha una decina di persone tra ingegneri, tecnici di laboratorio, progettisti ed è, sottolinea Gaiardo, «il nostro fiore all'occhiello, il nostro motore». Le sue spese? Circa il 10% del fatturato.
Sposato e padre di due figli (il primo, Simone, 1971, è già in azienda mentre la seconda lavora a Torino), Mario Gaiardo è un appassionato di fotografia digitale, è stato presidente degli industriali del Canavese, è dell'idea che questa zona abbia una grande potenzialità anche come industria del turismo grazie anche alle decine di castelli che sorgono al di qua e al di là della Dora Baltea. Soprattutto è convinto di potere trasferire tecnologia anche in altri settori. Non lo dice ma par di capire che gli piacerebbe aprire una quarta divisione della Matrix con qualche nuovo prodotto di nicchia. Il medicale? Chissà, forse, prima o poi...
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