la stanza di Mario CerviFar debiti per andare in vacanza? In fondo è un segno di fiducia

Si nota che nonostante la crisi economica la sindrome delle vacanze estive forzate colpisce ugualmente anche se in modo abbastanza «ridotto» un'alta percentuale del ceto medio-basso. Ci sono famiglie che addirittura chiedono prestiti per andare in ferie quando ancora stanno pagando le rate delle vacanze dell'anno precedente. I nostri amici vacanzieri, a seguito di una cultura feriale distorta da oltre 50 anni, concentrano in abbondanza le ferie ad agosto, quando i servizi turistici lasciano poi a desiderare ovunque a causa dell'affollamento: spiagge, montagne, alberghi, campeggi, ecc. Poi c'è la categoria navigante, quella dei mini crocieristi mordi e fuggi che approfittano delle offerte a prezzi stracciati delle compagnie per un veloce carosello nel Mediterraneo con le loro navi paragonabili a case popolari cinesi o dell'ex est europeo appoggiate su uno scafo; però dopo: «Ehh ho fatto una crociera». «Ma dove?». «'N giretto!!» (nella bolgia). Risultati: al rientro, anche se lo si nasconde, tutti più insofferenti. Concludo: se non si hanno le possibilità economiche non è vergognoso rimanere in città, semmai è più vergognoso fare debiti per andare in vacanza.
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Caro Lidonnici, il voler andare in vacanza non è, a mio parere, una sindrome negativa: è il segno d'un progresso sociale raggiunto in alcuni Paesi dopo secoli di forzata immobilità. Un tempo i giovani si muovevano in maggioranza dal loro campanile solo per emigrare o per fare il soldato. Il «sabato inglese» - poi meritoriamente mutuato da Mussolini e ribattezzato «sabato fascista» - rappresentò una conquista storica. Il sabato si potè lavorare solo mezza giornata. Oggi, non a livello di ricchezza e nemmeno di agiatezza ma a livello popolare, l'andare in ferie è considerato - soprattutto da chi non ha la fortuna di risiedere in luoghi ameni - un diritto. Nessuno si stupisce se il vicino o la vicina di casa annuncia d'essere tornato da Sharm el Sheik. Il fatto che molti aspiranti vacanzieri abbiano rinunciato, per la crisi, a esserlo è uno dei più evidenti e malinconici sintomi dell'impoverimento generale. Le vacanze potrebbero forse essere distribuite meglio (ma di progressi se ne sono fatti). Comunque, viva le vacanze, anche indebitandosi. Ricordo nella Milano d'oltre mezzo secolo fa la tristezza delle persiane tenute chiuse da milanesi dignitosi ma poveri perché non ci si accorgesse che, in pieno agosto, erano rimasti a casa.