la stanza di Mario CerviI sindacati hanno perso molta della loro influenza negativa

Renzi, commentando la riforma del lavoro, ha detto «un sindacato non mi fermerà». Ma lui ha tutti i sindacati contro e non uno soltanto. Con chi vorrebbe fare le riforme del lavoro, ammesso che bastino per combattere la disoccupazione? Con gli alpini o con i fantini?
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Caro Degni, il succo del suo ragionamento è, se ho ben capito, che in un Paese libero i sindacati svolgono una funzione indispensabile. Sono d'accordo. Vi furono tempi - ad esempio quello accennato da Marcello Veneziani in uno dei suoi «Cucù» - in cui ai contadini meridionali veniva messa la museruola perché non mangiassero i frutti raccolti. Lottare contro quegli obbrobri era sacrosanto, e comprensibili erano le rivolte violente. Ma in altri tempi - e includo il nostro - i sindacati, o alcuni sindacati sono un fattore di conservazione e d'immobilismo. Nella prima repubblica l'Italia ebbe un sindacalismo maggioritario - quello della Cgil - che si battè perché fosse detto «no» al piano Marshall e perché l'economia italiana fosse inserita nel sistema sovietico. Se accolta, questa tesi ci avrebbe condannati alla povertà degli sventurati vassalli dell'Urss. Il progetto devastante fu bloccato dalla diga democristiana. Nonostante la presenza della Cgil padrona delle piazze - fino alla marcia dei quarantamila a Torino - l'Italia realizzò straordinari progressi sociali ed economici. Divenne una delle maggiori realtà industriali del pianeta. Oggi l'influenza dei grandi sindacati - a cominciare dalla Cgil - è molto diminuita, guidano soprattutto eserciti di pensionati. Non hanno più - e penso sia un vantaggio - le facoltà di decisione e d'interdizione che ebbero in passato. Non che abbiano perso - con scioperi, proteste e richieste di tavoli su cui discutere - ogni influenza e i vecchi vizi. Ma ormai le masse non le dominano e non le smuovono. Lo si è visto in molte malinconiche manifestazioni per il primo maggio. Non saranno i sindacati che spianteranno Renzi. Potrebbero essere - ed è secondo me un'ipotesi inquietante - i grandi parassiti politici e burocratici. Loro sì, fino ad ora, onnipotenti.