In stato vegetativo da 5 anni, «parla» col pensiero

Londra Un uomo in coma vegetativo da cinque anni è riuscito a comunicare con i medici usando il pensiero, nell’ambito di uno studio che secondo gli scienziati cambierà le modalità di cura dei pazienti in stato vegetativo.
Alcuni ricercatori britannici e belgi hanno usato una tecnica di scanning cerebrale, la risonanza magnetica funzionale, per dimostrare che l’uomo - che nel 2003 subì un grave trauma al cervello a causa di un incidente stradale - era in grado di rispondere «sì» o «no» alle domande che gli venivano poste, modificando intenzionalmente la sua attività cerebrale.
Secondo gli esperti, il risultato indica che tutti i pazienti in stato comatoso dovrebbero essere sottoposti a nuova diagnosi, e potrebbe modificare il modo in cui vengono curati.
Dopo aver accertato la presenza di segni di coscienza, i dottori hanno eseguito una scansione del cervello dell’uomo nel momento in cui gli veniva chiesto di rispondere a domande come: «Tuo padre si chiama Thomas?». I risultati mostrano che, modificando la sua attività cerebrale, l’uomo rispondeva. «Siamo rimasti stupiti quando abbiamo visto che era in grado di rispondere correttamente alle domande», ha spiegato Adrian Owen, co-autore dello studio del Medical Research Council.
L’uomo, che ora ha 29 anni, è uno dei 23 pazienti in stato vegetativo sottoposti a risonanza magnetica funzionale, quattro dei quali - hanno scritto i ricercatori nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine - hanno dato segni di coscienza. Secondo Nicholas Schiff, neurologo del Weill Cornell Medical College di New York, le scoperte potrebbero «avere un profondo impatto sulla medicina». Il dibattito è aperto. E naturalmente c’è chi frena: per Gabriele Miceli, ordinario nel Dipartimento di scienze della cognizione all’università di Trento, lo studio è interessante, ma vanno distinti i livelli di stato vegetativo: permanente, come quello di Eluana, e quello con stato minimo di coscienza.