Lo stilista dei sacerdoti maestro nei ricami sacri

Nel suo laboratorio in provincia di Palermo, Michele Cassata crea abiti e paramenti per i preti. Ogni capo è unico e i tessuti sono tutti preziosi, dall’oro zecchino al corallo

Valerio Barghini

Ciminna è un paesone a quaranta chilometri da Palermo, a ridosso delle Madonie. Una cittadina che vanta trascorsi di tutto rispetto: dai natali alla mamma di Martin Scorsese a un certo Luchino Visconti che, affascinato da quel gioiellino architettonico che è la chiesa Madre, scelse Ciminna per girare molte scene del Gattopardo.
Pochi, però, sanno che Ciminna ha un’altra particolarità: è nato e vi risiede, infatti, tal Michele Cassata, un giovane di 36 anni che di mestiere fa lo stilista. Niente a che vedere con gli Armani o i Trussardi: Michele è uno stilista di preti. Nato e cresciuto in mezzo ai sacerdoti, in questo paese che ha dato alla diocesi di Palermo il maggior numero di prelati, Michele fin da bambino è rimasto affascinato dalla bellezza dei paramenti sacri, di cui Ciminna (con le sue tredici chiese aperte al culto) è molto ricca. Paramenti che nei secoli avevano perso il loro splendore e di cui era necessario il recupero. Perché, dunque, non imparare a ricamare e procedere al restauro di questi parati, in alternanza all’attività principale, lo studio del pianoforte? E farlo, magari, applicando quegli stessi metodi di ricamo a mano usati un tempo dalle suore nei conventi e che ora, con il dilagare della produzione industriale, rischiano di finire nel dimenticatoio?
Così inizia l’avventura di questo giovane siciliano. Che un bel giorno, anziché emigrare come tanti suoi coetanei, la fortuna cerca di costruirsela in casa propria e con le proprie mani: comincia a creare lavori nuovi, sfruttando le stesse tecniche usate per i restauri.
È il 2000, un incidente costringe Michele ad abbandonare lo studio del pianoforte e a fare inversione di marcia: quello che era un hobby (il ricamo) diventa una professione e quello che doveva diventare la professione (il pianoforte) diventa un passatempo. La mansarda di casa viene adibita a laboratorio, inaugurato in quello stesso anno dall’arcivescovo di Palermo, cardinale Salvatore De Giorgi: nasce lo stilista dei preti.
Michele si rivolge a un falegname e si fa costruire i telai, che richiamano schemi antichi («io disegno il modello dei telai, scelgo il legno e il falegname procede a costruirmeli ad hoc»). I primi seminaristi cominciano a salire in quel di Ciminna per farsi fare l’abito per l’ordinazione sacerdotale, una sorta di abito da sposa. Ed è grazie a loro che la Sicilia inizia a conoscere il re del ricamo sacro.
Sentire Michele che, con la luce negli occhi, spiega ciò che fa, è un piacere. Ti racconta che lavora solo su commissione e che, prima di mettersi all’opera, si siede a tavolino con il committente e insieme studiano il disegno del paramento, facendo uno schizzo su carta. Ma c’è pure chi gli dà carta bianca. Rimanendo, però, ancorato a schemi ben precisi: per i modelli, infatti, non c’è molto spazio, le regole sono dettate dal Concilio. Maggiori possibilità di manovra ci sono per i disegni che si rifanno a schemi classici (angioletti, agnelli, fiori), sebbene recentemente la tendenza sia verso forme un po’ più moderne.
Caratteristica, ad esempio, quella lavorazione a rombi delle tovaglie della cattedrale di Palermo, della mitra e dei paramenti indossati dal cardinale, paramenti che richiamano il motivo delle tovaglie. Disegni un po’ più recenti che, però, hanno qualcosa di antico, poiché ricordano alcuni mosaici bizantini presenti nella Cattedrale stessa.
Massima libertà, per Michele, anche nell’utilizzo dei filati: prevalentemente l’oro zecchino e la seta, anche se negli ultimi anni si è avuta una forte tendenza alla riscoperta del corallo, un materiale molto usato nell’arte sacra siciliana (soprattutto nella zona del Trapanese) nel Seicento e nel Settecento.
Una volta stabilito il disegno definitivo, questo viene riportato sulla carta a schizzo e ricalcato sul tessuto. Da quel momento inizia il lavoro di ricamo vero e proprio che vede Michele Cassata seduto con dedizione al telaio dopo avere riempito le brossole (fuselli di legno fatti fare su misura) con i filati.
Un lavoro da certosino che richiede tempistiche lunghe (anche di un anno per i paramenti più complessi) e che vede il committente seguire passo passo l’opera, attraverso periodiche visite nel laboratorio di Ciminna. Così, il paramento piacerà di sicuro a chi l’ha ordinato. Ogni pezzo che esce dal laboratorio di Michele Cassata può considerarsi unico. Capita, infatti, che un committente vada a farsi fare il paramento, ne veda uno in lavorazione e dica «io lo voglio così». Quello che uscirà sarà un capolavoro simile ma non uguale, con più di una virgola di differenza.
Il costo? Neanche a parlarne: è un segreto tra Michele e il committente, «a volte non lo sanno neanche i parenti». Di certo, però, non si tratta di poche centinaia di euro. Anche perché i materiali usati sono tutti doc: dalla seta pura per i tessuti, ai filati in oro zecchino e corallo, alle perle.
Una domanda, guardando tutto questo splendore, sorge spontanea: il rigore e la povertà, tanto decantati dagli uomini di fede? Michele sorride sornione e non raccoglie la provocazione: «Per Dio solo le cose migliori». E lo sono veramente.