Stop a spese inutili e sprechi Così la Regione volta pagina

La parola d’ordine è «risparmio e messa al bando degli sprechi». Parte così la prima revisione sulle risorse da impegnare per la messa in moto della pingue macchina regionale dove tra uffici, direzioni, dipartimenti e segretariati non è difficile scovare i doppioni di competenze e mansioni. Per cui tra i primi provvedimenti varati dalla Giunta Polverini non ci poteva che essere un primo passo per attuare misure - leggasi tagli alle spese istituzionali - che serviranno sia a compensare le minori entrate provenienti da una riduzione dei trasferimenti statali come detta la manovra finanziaria del Governo Berlusconi, sia a risparmiare in vista della presentazione del nuovo piano di riorganizzazione ospedaliera. Tutto il provvedimento è così finalizzato a una serie di operazioni che provvederanno anche alla possibilità di sbloccare i fondi Fas (i Fondi di sviluppo delle aree sottosviluppate) da impegnare per il ripiano del debito sanitario corrente.
Già, però bisognerà dare prova di mettere in campo misure idonee a meritarseli. Ed ecco che Renata Polverini incomincia a prendere in mano le forbici per sfoltire funzioni e incarichi. È bastata un po’ di buona volontà per rimediare poco più di due milioni di euro con una delibera contenuta in tre pagine appena che punta essenzialmente a ridurre le direzioni regionali da ventisei a venti con un risparmio netto di un milione di euro solo per quanto riguarda gli stipendi dei direttori apicali, oltre alla soppressione di fatto dell’Ufficio dei rapporti istituzionale del vicepresidente della Giunta nonché della struttura di coordinamento operativo del Segretariato generale assieme ad altri interventi organizzativi sugli uffici correlati. Un secondo passo che a spanne produce un recupero di un altro milioncino e passa.
E pensare che fino a un anno fa (infatti uno degli ultimi provvedimenti di proliferazione è datato dicembre 2008) le direzioni regionali, per volontà dell’ex Giunta guidata da Piero Marrazzo, non hanno fatto altro che moltiplicarsi a dismisura. Quelle di materia sanitaria sono passate da due a quattro, di materia economica da uno a tre, solo per fare qualche esempio. Sottolineature necessarie come ha reputato lo stesso assessore regionale alle Politiche della Casa, della Tutela del Consumatore, Teodoro Buontempo da rammentare all’attuale opposizione che ha governato per cinque anni: «Si sta mettendo a punto una strategia vincente, per cercare di fare uscire il Lazio dalla palude dei debiti contratti dalla sinistra e per avviare, successivamente, un percorso virtuoso che faccia tornare la nostra Regione ad essere la vera locomotiva dell’economia nazionale. Il tempo che stiamo utilizzando per questo difficile lavoro non è però tempo perso, ma è quello necessario per fare uscire la Regione Lazio da una gestione privata e farla tornare a essere ente di programmazione, capace di incidere sulla vita dei cittadini e delle imprese».
E questi interventi che la giunta di centrodestra si propone di mettere in campo dovranno servire anche a coprire il debito prodotto negli ultimi mesi di governo con atti che poco ci avevano a che fare con le impellenti necessità regionali. E invece? «Chi dovrebbe tacere urla - rimarca l’assessore de La Destra -. Quella sorta di “Banda Bassotti” che ha svuotato le casse della Regione con regalie agli amici degli amici, oggi sale in cattedra per raccontarci delle favole, per coprire gli scempi di cinque anni di assoluto malgoverno, che hanno portato progressivamente la Regione Lazio sull’orlo del fallimento».