«Con la storia lasciata ai giudici non chiuderemo mai le ferite»

«Mi posso compiacere per il significato morale della sentenza, ma con questi precedenti rischiamo di non chiudere mai le ferite della guerra». Il professor Roberto Chiarini, docente di storia contemporanea all'Università Statale di Milano, è sorpreso per la sentenza della Cassazione che condanna la Germania a risarcire alcuni parenti delle vittime degli eccidi nazisti avvenuti nel giugno 1944 in provincia di Arezzo (leggi l'articolo di Luciano Gulli). Spiega che è importante non dimenticare, ma bisogna saperlo fare «allontanandosi» da quei fatti, non riaprendo nuovi contenziosi.

Come giudica, professore, la decisione della Corte?
«È ovvio che una condanna di quegli eccidi terribili ha un significato morale del quale mi compiaccio. Allo stesso tempo, però, credo che la sentenza rappresenti un precedente che rischia di riaprire, a sessant'anni di distanza, una serie di contenziosi senza fine».

Di quali contenziosi parla?
«Anche noi italiani potremmo essere chiamati da parenti di vittime cadute in episodi avvenuti in Jugoslavia, ad esempio. Sono scettico sull'utilità di decisioni come queste: su tanti milioni di morti causati dalla Seconda guerra mondiale, quanti sono quelli che sono stati trucidati in atti di violenza gratuita e immotivata, per rappresaglie crudeli? Quanti sono i delitti contro l'umanità?».

Perché, secondo lei, non è opportuno percorrere la via giuridica?
«Perché significa riaprire questi capitoli all'insegna della resa dei conti, usando come armi il codice penale e civile. C'è bisogno, invece, di storicizzare».

Non crede, invece, che queste sentenze possano aiutare a ricordare e magari far sì che fatti simili non si ripetano?
«C'è sicuramente l'esigenza di non dimenticare, di ricordare ciò che è accaduto. Bisogna fare in modo che la barbarie non si ripeta, anche se non sempre le nuove generazioni imparano dalle precedenti. Ma c'è pure l'esigenza, come ho già detto, di storicizzare, cioè di saper chiudere una pagina di storia, di saperla guardare allontanandosene, senza chiedere ai magistrati di "sistemare" le cose del passato. In questo modo, invece, affidando la storia ai giudici, si riapre una ferita con tutta la sua carica ideologica. Non è certo di questo che l'Europa oggi ha bisogno».

L'avvocato che ha rappresentato la Germania in Cassazione ha già annunciato che lo Stato tedesco comunque non pagherà...
«Ci sono questioni che vanno regolate tra Stati, tra popoli. Non a suon di singole sentenze. Pensi a quante sono state le vittime innocenti trucidate durante la guerra nel nostro Paese. O pensi alle vittime uccise a guerra finita, per le vendette. Una pagina di storia che Giampaolo Pansa ha riportato alla ribalta con il suo Il sangue dei vinti. Mettiamo pure che quelle uccise senza motivo siano state cinquemila: che cosa accadrebbe se i parenti di queste ultime chiedessero i risarcimenti?».

Leggi anche il commento di Michele Brambilla