La storia del MilanInter United per 5 volte con una maglia sola

Vedete la foto sopra? Era il 1965 e con lo stemma di Milano scese in campo contro il Chelsea una formazione allenata da Herrera e Liedholm

Kakà alle spalle di Ibra, o magari Pato in avanti in coppia con Balotelli. Poi Nesta a fianco di Materazzi, Pirlo a far gioco con Figo, Cambiasso a far fronte con Gattuso, cioè il diavolo e l’acqua santa, indiani e cowboys, guelfi e ghibellini, Oxford e Cambridge. Eresia, sacrilegio, blasfemia. Eppure una squadra imbattibile. Eppure carne della stessa carne, gemelli diversi, fatti della stessa pasta come Adamo ed Eva, almeno fino al 1908, cento anni fa. In passato hanno tentato di rimettersi insieme, per amore, per amicizia, per caso, non sempre con successo, quasi mai con soddisfazione. Tranne la prima volta, quella che non si scorda mai, ottobre 1965, San Siro, verso la fine della Grande Inter, verso l’inizio del Grande Milan. C’era il Chelsea, Filippo di Edimburgo in tribuna e il trofeo dell’amicizia italo britannica in palio. Il Milaninter United ha Liedholm ed Herrera in panchina e le maglie dei crociati addosso, le stesse del centenario interista, ma con i pantaloncini rossi. Schnellinger e Trapattoni con Guarneri e Picchi, Suarez e Corso in campo, Rivera e Mazzola no, mai insieme nemmeno in amichevole, sono in nazionale a preparare la Corea. C’è però Angelillo, il Ronaldo dell’Inter anni Cinquanta, è appena passato al Milan via Roma, viene accolto dagli interisti tra lacrime e applausi e pure lui si commuove un po’: «Sono contento che mi vogliano ancora bene». Forse perchè non era Ronaldo. O forse perchè i tifosi non erano gli stessi. Segna il primo gol, di testa su cross di Corso, il secondo lo fa Peirò, ma il migliore è Mandrake: «Un lussuoso repertorio dei suoi mezzi magistrali, di soluzioni personalissime. Forse cerca un posto nella nazionale inglese...» scrive la Gazzetta. Due a uno per noi, con Herrera che sogna: «Buen equipo, Milan e Inter insieme stanno bene, proprio bene».
Si rifa ma quattro anni dopo, giugno 1969, a Lione per celebrare il gemellaggio tra le due città, ma c’è solo il Milan campione d’Europa più qualche riserva dell’Inter, Cella, Gori e Salvemini, perchè quella sera lì Mazzola e i suoi hanno il Trofeo città di Milano con la Juve. Più Nevio Scala che si è sposato da due giorni. Rivera c’è e si vede: «È l’ispiratore geniale di tutte le azioni, supera due, tre, quattro uomini in dribbling, strappa applausi scroscianti». Manda in gol tutti, Salvemini compreso, sette a uno per il Milaninter United che gioca in maglia bianca a strisce rossonerazzurre, piove, fa freddo, i francesi menano e basta, Meazza si sente male e lascia Rocco solo in panchina. Non si vedranno più, meglio single che male accompagnati.
Poi arriva il 1980, il terremoto devasta l’Irpinia, i gemelli diversi si guardano negli occhi, facciamo qualcosa, facciamolo per loro. Così eccoli di nuovo insieme Giacomini e Bersellini in panchina, i due Baresi insieme, Oriali e il Collovati rossonero, Buriani che corre per Beccalossi. Di fronte però c’è un Bayern che fa paura, Rummenigge, Breitner, Hoeness, Augenthaler, che vince senza troppo sudare due a uno, gol di Antonelli su assist di Prohaska, ma l’aria è già diversa, è l’aria che tira oggi. I tifosi passano la sera ad insultarsi per beneficenza, l’altoparlante dice tutto: «Si invitano gli spettatori di tutti i settori a manifestare il loro caldo incitamento alla rappresentativa milanese riservando lazzi e polemiche per altre occasioni». Le ultime due volte insieme valgono la causa di separazione. Intesa zero, zero voglia. È l’anno del mundial di Spagna il Milaninter United fa da sparring partner al Perù di Uribe e alla Polonia di Boniek, che sono nel girone dell’Italia. Beccano due a zero dalla prima e due a uno dalla seconda, non ci sono Oriali, Bergomi, Marini, Collovati, Baresi, ma Tassotti e Bagni, Beccalossi e Novellino e un certo Bugre raccomandato da Jair che piglia un palo da 40 metri e poi non si vedrà mai più. Segna Serena, sinistro al volo su cross di Novellino. Fraizzoli fa il profeta: «Il Milan ci metterà vent’anni prima di raggiungere i nostri scudetti. Sempre che ritorni in A...». Gemelli diversi. E io non ho cugini.