La storia di Najef e il dramma dell’altra moglie

C’è voluto il calvario di Najef Hadi per costringerci a parlare di poligamia. Ci sono voluti i timpani perforati, i seni lacerati a coltellate e gli squarci sulla testa di questa immigrata marocchina per obbligarci a riflettere su quello che succede nel nostro paese a una donna musulmana che si rifiuta di dividere la propria casa con un'altra moglie: finisce massacrata in ospedale, mentre il marito sparisce chissà dove con due dei suoi figli. L'avvocato Annamaria Bernardini de Pace, alla quale ho chiesto se poteva difendere Najef, ha accettato di difenderla gratuitamente. Gliene sono grata.
In Italia ci sono almeno 15mila famiglie poligamiche e un'infinità di storie come quella di Najef che non verranno mai alla luce; seppellite dalla paura delle donne, dalle minacce dei loro aguzzini e dalla nostra indifferenza. Da anni le associazioni femminili che rappresentano le immigrate islamiche denunciano i drammi della poligamia. Da anni non succede nulla. Tra i compiti della Consulta per l'islam italiano doveva esserci anche quello di sconfessare pubblicamente, con un atto solenne e formale, l'istituto della poligamia, riaffermando la piena parità dei diritti tra uomo e donna all'interno delle famiglie musulmane. Ci si è scontrati, come al solito, con l'opposizione dei fondamentalisti dell'Ucoii, i controllori delle nostre moschee. Possiamo tutt'al più sconsigliare la poligamia ai nostri fedeli, hanno affermato, ma non chiedeteci di condannarla apertamente: è una legge scritta nel Corano. Il loro portavoce si è spinto anche più in là: «meglio la poligamia», ha detto, «dei vizi dell'Occidente dove i mariti accanto alle mogli si tengono un harem di amanti». Ha solo dimenticato di aggiungere che anche lui è poligamo e la sua prima moglie, ora che è stata ripudiata, non sa più a chi rivolgersi per vedersi riconoscersi un minimo di diritti e di tutela. «Ci troviamo in questo paese», spiega la donna, «di fronte a una classe dirigente dell'islam che gioca con il matrimonio, rilasciando e firmando certificati e impegni che diventano carta straccia quando si sono stancati delle loro consorti».
In una situazione come questa occorrerebbe pensare a dei provvedimenti d'emergenza. Inasprire le pene per i responsabili di abusi e violenze nelle famiglie di immigrati. Lanciare tra le donne delle comunità delle campagne di educazione e di istruzione adeguate contro la poligamia. E per quante di loro cercano di uscire dall'incubo di questa pratica medievale occorrerebbe pensare a delle forme di protezione giuridica, sociale e anche economica. E invece cosa s'inventa il solito "cartello" delle sinistre al governo, dai Verdi a Rifondazione Comunista? Una proposta di legge intitolata alla libertà di religione che promuove gli imam dell'islam in Italia ad ufficiali di stato civile, inserendo i matrimoni islamici celebrati nelle moschee nel nostro ordinamento giuridico. Basterà che chi celebra il matrimonio prenda atto, e non si sa ancora se sia un obbligo o un semplice invito, di qualche articolo dei nostri codici. In questo modo, lo Stato italiano si appresta a legittimare proprio ciò che dovrebbe combattere: una concezione del matrimonio e del ruolo della donna all'antitesi della nostra. Non bastassero le prese di posizione dell'Ucoii, sono i fatti a dirlo. Molti degli imam chiamati a celebrare i matrimoni islamici sono poligami e, se non lo sono, la gran parte di loro non si sognerebbe mai di mettere in discussione né la poligamia né le leggi islamiche che certificano la sottomissione della donna nella società e nella famiglia. Se questa legge in discussione al Parlamento verrà approvata, di certo non avremo aumentato la libertà di religione già garantita dalla Carta costituzionale, avremo solamente concesso al fondamentalismo islamico di mettere piede nei nostri ordinamenti, senza rinunciare a nessuna delle loro dottrine. Accanto al primo matrimonio che verrà ufficialmente riconosciuto dalla nuova legge, gli imam d'Italia potranno tranquillamente continuare a celebrare nelle loro moschee, più o meno clandestinamente, il secondo, il terzo o il quarto matrimonio contemplato dalla poligamia.
Le istruzioni di base dei fondamentalisti per favorire l'insediamento di una società islamica nei paesi europei, prevedono la moltiplicazione di moschee dove continuare a propagandare il loro verbo, la diffusione di scuole coraniche dove insegnare ai bambini a tenersi lontani dall'integrazione con i cristiani e gli ebrei e, infine, la difesa a spada tratta delle leggi della shari'a. Prime tra tutte quelle intitolate proprio alla sottomissione delle donna: dal velo al matrimonio islamico, poligamia compresa. Sui primi due punti abbiamo già fatto molto per accontentarli. Sul terzo, a quanto pare, ci stiamo attrezzando.