Strada spianata ai nuovi barbari

Se le sinistre andranno al governo, mi diceva qualche mese fa un’amica psicologa che si occupa dei problemi dell’immigrazione musulmana, per le donne andrà sempre peggio. Pensavo a questa previsione scorrendo le cronache di questi ultimi giorni. Le inchieste sulle mogli islamiche brutalizzate da uomini che mettono in pratica ciò che ascoltano nelle loro moschee («Allah ha creato la donna deficiente: picchiala pure se disobbedisce, maltrattala pure se si rifiuta di indossare il velo quando compie dieci anni»). O leggendo i resoconti sul dramma delle unioni poligamiche, il racconto di come crescono i figli di queste unioni, traumatizzati e disadattati, ragazzi violenti che si odiano e si combattono tra loro, i figli della prima moglie contro i figli della seconda o della terza. Che crescono smarriti e confusi in un ambiente distorto e crudele e per recuperare l’identità che gli viene negata ricorrono spesso a chi gliene offre una a buon mercato, gli estremisti e i fanatici dell’islam, e chissà quando e come potremo recuperarli questi ragazzi al discorso dell’integrazione.
Pensavo a questa previsione, quando un’immigrata eritrea proprio in queste ore mi spiegava come nella sua comunità e in quella somala si moltiplicano i casi di infibulazione consumati tra le mura di casa su bambine di pochi anni di età. È vero, l’infibulazione non è una legge della shari’a, per fortuna non sono molte le donne musulmane che mutilano così le loro figlie ma è anche vero, aggiungeva, che le donne infibulate sono tutte musulmane. Succede così, sottolineava, quando la cultura dell’immigrazione invece di fare dei passi in avanti corre, come adesso, all’indietro.
Quando non si fa istruzione, non si fermano i folli delle moschee, non si danno voce, spazio e strumenti adeguati ai musulmani moderati e a chi lavora nelle comunità per portare una parola di riforma e di progresso. La barbarie avanza se una civiltà diventa prigioniera della sua sorridente incapacità di difendere la propria cultura, i propri valori, la propria identità, se si è colpevoli e remissivi, disinteressati e rinunciatari, con l’alibi della tolleranza e la scusa dell’indifferenza. Scrive così Marcello Veneziani nel suo ultimo libro intitolato ai nuovi barbari che premono dall’esterno per entrare nel nostro Paese e a quelli che premono dall’interno, musulmani e non musulmani, per oscurare il tessuto civile della nostra società e non si poteva dire meglio.
Certo, eravamo in ritardo anche prima del cambio di governo, c’erano anche allora vigliaccherie e indifferenza ma ancora non si moltiplicavano le moschee aggiungendo fondi pubblici ai fondi dell’estremismo islamico. Non si facevano sparire i crocifissi dalle scuole e dai cimiteri e non si allontanava Gesù bambino dal presepe senza che il governo, come oggi accade, si sognasse di prendere una posizione chiara, forte e soprattutto unitaria. Non si assisteva alla propaganda della poligamia fatta da chi controlla le nostre moschee senza che dalle sinistre arrivasse qualcosa di più che un flebile segnale di dissenso, accompagnato da una proposta di legge sulla libertà religiosa che il matrimonio poligamico lo incoraggia e lo favorisce.
La possibilità di integrare gli immigrati, sottolinea Veneziani nel suo libro, testo obbligatorio per chi davvero vuole cominciare a interrogarsi su dove stiamo andando, non avviene quando si relativizza la nostra civiltà ma quando la si rafforza. È solo una civiltà forte e vigorosa che può arginare, governare, regolamentare e stabilire diritti e doveri reciproci. Per le donne dell’immigrazione, diceva la mia amica psicologa, per loro che sono l’anello debole nella catena dell’immigrazione, andrà sempre peggio. Vorrei avere qualche buon argomento per replicare e non è facile. Molto meno facile di ieri.
Basterebbe, forse, che nel nostro Paese si cominciasse a capire, per esempio, che la questione del velo non è una questione di ordine religioso. Che smettessimo di tirare in ballo il Corano per affrontare un problema che è solo di natura politica e sociale e relega le donne dell’islam su un gradino inferiore della creazione. Mi basterebbe si cominciasse tutti a riconoscere che i primi difensori del Corano sono proprio coloro che chiedono di ridargli la dignità e l’interpretazione che merita. E che i primi a lacerarlo e a ridurne in frantumi i valori sono proprio coloro che preferiscono manipolarli per i propri scopi.