Strage di Bologna, un pentito di mafia: «Fu una vendetta libica contro l'Italia»

A pochi giorni dalla nuova pista palestinese per l'eccidio del 2 agosto 1980 riemerge un verbale di Francesco Di Carlo, collaboratore di giustizia palermitano già ascoltato per il disastro di Ustica: ««Il mio compagno di cella mi disse che furono i servizi di Tripoli, per ripicca contro gli italiani che avevano aiutato gli americani»

Che c'azzecca la mafia con la strage di Bologna? Nulla, mai e poi mai, in decenni di indagini sull'eccidio alla stazione ferroviaria del 2 agosto del 1980, sono emersi neanche alla lontana collegamenti con Cosa nostra. E in effetti non ci sono neanche ora. Solo che, a pochi giorni dalla svolta nell'inchiesta, con l'indagine su due cittadini tedeschi sospettati di essere implicati in quell'eccidio nell'ambito della cosiddetta pista palestinese, ecco che viene ripescato un vecchio verbale di un pentito, appunto, di mafia. Un collaboratore di giustizia di rango, Francesco Di Carlo, che interrogato dal giudice Rosario Priore nell'ambito di un'altra indagine, quella sulla strage di Ustica del 27 giugno di quello stesso 1980, ha rivelato: l'attentato è opera dei libici, una vendetta perché i servizi italiani avevano aiutato gli americani.
Il verbale, come ha raccontato il Giornale di Sicilia, risale al 1999. «Il mio compagno di cella - racconta Di Carlo al giudice Priore - mi disse che furono i servizi libici a fare la strage, per ripicca contro i servizi italiani che avevano aiutato gli americani». Quale il nesso con Ustica? Di Carlo racconta al magistrato che si trovava in carcere in Inghilterra e suo compagno di cella era tale Nizzar Indaoui, che lui indica come agente segreto arabo. «Lui - dice - era il braccio destro di un colonnello siriano che si stava esercitando in Libia nel 1980. Parlavamo sempre degli avvenimenti italiani e lui, allora eravamo nell'85, mi disse: "sai nell'80 con gli americani che stava facendo il tuo paese?". E parlò di Ustica e di Bologna. A me interessava sapere qualcosa dell'aereo caduto ad Ustica, perché c'era uno di Cosa nostra che io conoscevo, Totò Mafra, morto sull'aereo. Mi disse che il Dc9 venne abbattuto da un aereo libico, perché avevano visto aerei libici combattere con un aereo americano che doveva abbattere un aereo sul quale viaggiava il leader libico Gheddafi». Quanto all'eccidio di agosto Di Carlo sostiene che «fu una vendetta libica contro l'Italia».
Non è la prima volta che Di Carlo, ex capomafia di Altofonte da anni collaboratore di giustizia, parla di misteri d'Italia. Oltre Bologna e Ustica le sue rivelazioni riguardano anche la morte di Roberto Calvi, il banchiere, presidente del Banco Ambrosiano, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati neri, il 17 giugno del 1982.