Strage in famiglia, quinto delitto in tre giorni

Il fratello della vittima: «Ma papà si è ucciso?»

nostro inviato ad Alessandria
«Non so perché l'ho fatto. Mi volevano bene, mi aiutavano» ha raccontato Angelo Grassano, 55 anni, ai carabinieri che avevano appena trovato i corpi di sua moglie Mariangela, 54 anni, e della figlia Antonella, ventunenne, senza vita. Le due donne erano nel letto, con il cranio fracassato. Angelo Grassano, in stato confusionale, ha anche parlato di un martello usato per colpirle, ritrovato poi in un cesto in cucina, ripulito. Ma questo purtroppo è solo l’ultimo caso di una lunga lista di omicidi tra le mura di casa. Nove morti in soli tre giorni. Figli piccoli, mogli, trucidati dalla furia omicida di padri, mariti, al termine di un litigio, o sorpresi nel sonno. Tutti hanno trovato la loro fine tra le mura di casa.
Angelo Grassano, accusato di omicidio continuato e trasferito al carcere di Alessandria, di mestiere fa il falegname. E sotto casa, un appartamento di Arquata Scrivia ha il suo laboratorio. Era lì, vestito come se dovesse lavorare, senza abiti macchiati di sangue, ieri mattina quando i carabinieri sono arrivati a casa sua. Due colleghi della moglie, impiegata in Comune, erano andati a cercarla a casa vista l'insolita assenza. Nessuno rispondeva al campanello, per questo hanno immaginato che qualcosa di grave fosse successo e hanno sfondato la porta. Sono stati loro i primi a vedere i corpi di Mariangela e Antonella, uccise domenica mattina secondo il racconto del capo famiglia, ieri all'alba per il medico legale. I carabinieri del reparto operativo di Alessandria, guidati dal maggiore Vito Petrera, spiegano che la madre era nel letto matrimoniale. Indossava dei fuseau e un maglione. «Sembrava pronta per uscire, aveva anche gli anelli» aggiunge il capitano Carlo Giordano. «Lo stato del cuscino e le macchie di sangue sulle coperte fanno pensare che sia stata uccisa sul letto». La martellata le ha fratturato lateralmente il cranio, può darsi stesse dormendo su un fianco. Dormiva anche Antonella, indossava un pigiama felpato e anche lei era sotto le coperte quando è stata colpita.
In caserma è arrivato anche il secondo figlio dell'uomo, grafico di professione, che per terminare un lavoro si era fermato a dormire a Sardigliano, poco lontano da Arquata, anche la domenica. «Papà si è ucciso?» ha chiesto. E al «no» dei militari ha abbassato il capo. La famiglia Grassano era conosciuta da tutti in città. «Vedevo lui, Angelo, passeggiare con il cane» dice una vicina. Moglie e marito facevano parte della filodrammatica parrocchiale.
Gli investigatori raccontato però di qualche difficoltà economica incontrata negli ultimi tempi dal capo famiglia, titolare della falegnameria. Per questo avrebbe venduto dei beni. In parrocchia raccontano anche di un incidente subito dall'uomo, colpito alla testa. E di una certa tendenza alla malinconia. La sorella di Mariangela non si rassegna: «Mio cognato era distratto, lasciava la porta del laboratorio aperta, da lì si può salire in casa, non ci credo che possa essere stato lui». Ma su questo i carabinieri sono sicuri: «Non ci sono segni di scasso o altri indizi che fanno pensare che qualcuno esterno alla famiglia sia entrato. È quasi certo che si sia trattato di un dramma familiare». I vicini guardano le finestre buie della casa con il furgone bianco di Angelo posteggiato davanti all'ingresso. «È vero, i balconi erano chiusi, ma chi poteva pensare... Gente strana? Qui non se ne vede».