Strano ma vero, il "Neuromante" Gibson è un eroe libertario

Non si tratta di un libro propriamente liberale. Il suo autore non è facile definire in alcun modo. Eppure Neuromante di William Gibson e l'allegata postfazione Dichiarazione di Principio di Bruce Sterling rappresentano un corpo di domande e pensieri che si inseriscono alla perfezione nella nostra ideale Biblioteca della Libertà. Il contesto è quello della fantascienza, quella scritta e pensata all'inizio degli anni '80, quando Internet e telefonini erano un delirio di pochi.

Neuromante è la bibbia, è l'origine del cyberpunk. Non vi spaventate. Si tratta di una forma a metà strada tra la bohème tecnologica e l'underground informatico. In un mondo senza ancora reti tecnologiche, alcuni scrittori pensano il mondo alla Blade Runner, un futuro non più asettico, bianco, pulito alla Spazio 1999 o alla 2001: Odissea nello spazio; immaginano un futuro cupo, liquido, piovoso in cui si muovono incroci tra macchine e uomini e le nuove frontiere dell'illegalità sono lontane da quelle pensate nel '900. In Neuromante il protagonista è un pirata informatico che commette crimini in una realtà virtuale per conto di persone che gli permettono di sopravvivere nel suo vecchio e malandato corpo.Perché ci interessa Neuromante, perché siamo affascinati dal cyberpunk, almeno nelle sue forme primitive degli anni '80?

Un po' come avviene per le rivoluzioni piccolo-borghesi in una Londra del prossimo futuro di J.C. Ballard, in Neuromante si descrive una realtà apparentemente futuribile e lontana, ma già presente. Quali sono i confini tra il crimine e la violazione dei dati di cui dispongono le grandi corporation informatiche nelle proprie nuvole? Quali parti del corpo possiamo sostituire con le macchine, o le tecnologie e quali possiamo vendere o affittare? Che tipo di controllo hanno i servizi di sicurezza pubblica sulle nostre attività di pirataggio e quale sul monopolio della nostra profilazione a fini commerciali? Che implicazioni ha costruire una backdoor su un telefonino della Apple, per la sicurezza dei cittadini? Sono tutte questioni irrisolte e poste con fantasia narrativa da Gibson in Neuromante, senza che avesse ancora a disposizione né un Iphone, né il web.L'eroe di Gibson è sporco, come tutti quelli raccontati dal cyberpunk, ma resta un eroe: combatte contro una matrice sia dall'interno sia da fuori. Lo fa con la disperazione di chi sa che non ne può fare a meno: come noi non possiamo fare a meno di telefonini e internet. Vittima di una grande congiura, ma anche di un sistema fatto di regole incomprensibili. Conclude Sterling nella postfazione citata: «Non ho una religione, non ho Sacre Scritture che guidino le mie azioni e mi forniscano un infallibile rifugio morale. Non sto cercando responsabilità politiche...

Di solito dubito di ogni affermazione delle autorità e mantengo un certo scetticismo nei confronti del modo in cui vengono fatte rispettare le leggi e la giustizia. Non sento l'urgenza di conformarmi al comportamento della maggioranza dei miei concittadini. Sono una spina nel fianco».Leggete con questa traccia Neuromante e capirete bene perché anche un libro di fantascienza scritto più di trenta anni fa possa diventare un piccolo classico che alimenti i nostri dubbi liberali.