La strategia della destra per aiutare Italia e Ue su immigrati ed economia

Alleanza nazionale tiene a Roma la sua Conferenza programmatica in vista delle elezioni e guarda sia agli scenari italiani sia verso orizzonti più vasti.
In questi anni l’Europa ha tentato coraggiosi passi avanti ma ha dovuto anche registrare il rallentamento del processo costituente, anche per l’esito di alcuni referendum. Non possiamo rinunciare all’idea di Europa. Ma mai come ora è chiaro che o la crescita sarà politica, culturale, identitaria, o non sarà. L’Europa non è una realtà definibile soltanto in termini geografici, ma è un concetto culturale e storico. Con la vittoria del mondo tecnico-secolare posteuropeo - osservò l’allora cardinale Ratzinger - con l’universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si diffonde l’impressione che il sistema di valori dell’Europa, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine. L’Europa sembra svuotata dall’interno, rassegnata alla perdita dell’identità.
All’Europa spesso sembra mancare la convinzione nel sostenere principi, valori, cultura e storia. Persona, famiglia, identità, sono capisaldi da cui partire per un’accettazione delle diverse culture che non porti alla subordinazione. Dobbiamo interrogarci sulla diversità delle politiche di integrazione rispetto a quelle di aggregazione. L’integrazione può prevedere un confronto, mentre aggregarsi vuol dire mettere tutti insieme. Ci deve essere insomma disponibilità verso l’altro, ma non obbligo di rinunciare a se stessi. Giudichiamo il rispetto delle culture altre uno dei fondamenti della democrazia occidentale: singoli e gruppi sono portatori di diritti, ma anche di precisi doveri. Non dobbiamo parlare solo di terrorismo, immigrazione, delle preoccupazioni che nascono dagli altri. Dobbiamo parlare anche di noi, della nostra storia, della nostra identità italiana ed europea. Non esiste solo il pericolo rappresentato dagli altri, ma anche l’orgoglio della nostra identità. Proporre non solo contrastare.
Qual è il ruolo della destra in questa fase? Dobbiamo essere gli ultimi di un acritico coro intriso di euroretorica? Non crediamo. Oggi la sinistra è più in difficoltà di noi di fronte allo sfaldamento di questa costruzione europea. Sono in crisi le leadership che in maniera fideistica e rituale hanno tessuto le lodi di questo modello. La destra avrà modo e occasione per confermare e anzi valorizzare il suo tradizionale europeismo, la bandiera, i miti e i progetti per un neoeuropeismo. Ma non dobbiamo temere di collocare al centro della nostra azione l’interesse nazionale, sia dal profilo morale che economico. Possiamo rivendicare un ruolo importante per un’Italia che non è più vaso di coccio tra vasi di ferro.
C’è poi la questione dell’interesse nazionale sulla frontiera economica di fronte all’aggressione commerciale della Cina e di altri Paesi asiatici. Non possiamo chiuderci alla concorrenza o negare la globalizzazione, né possiamo pregiudicare lo sviluppo delle esportazioni verso quei Paesi. Ma la concorrenza va fatta con regole uguali. Noi abbiamo l’Europa delle burocrazie, dei mille e mille regolamenti, dei quintali di norme, gli altri non hanno regole e, con costi bassissimi dovuti allo sfruttamento dei minori, all’assenza di regole sociali, al mancato rispetto dell’ambiente, portano sui nostri mercati prodotti a basso costo. Non è xenofobia, ma voglia del rispetto delle regole.
L’Europa, e in essa l’Italia, è stretta come in una tenaglia soffocante. Da Sud immigrazione clandestina, fondamentalismo, terrorismo, fenomeni non sempre coincidenti ma comunque concomitanti, sono un problema drammatico e per fronteggiarlo serve la volontà di proporre la propria identità. Da Est arriva una sfida economica: dalla Cina, dall’Asia, prodotti a basso costo rischiano di piegare la nostra attività manifatturiera, che deve misurarsi con questa sfida, ma non rassegnarsi a scomparire.
La destra come garante delle sicurezze, un concetto plurale. Sicurezza di fronte al crimine interno, al terrorismo esterno, ma anche sicuri per ciò che mangiamo, per le infrastrutture che usiamo, per le politiche sociali che devono garantire chi invecchia o è ammalato. Per questo An propone un contratto con gli anziani. Ma anche il raddoppio entro il 2006 di poliziotti e carabinieri di quartiere e la loro quadruplicazione entro il 2008. L’istituzione di una Procura nazionale antiterrorismo, per rendere più coordinata e efficace l’azione dello Stato e creare banche dati e basi investigative solide.
Ampliare il ricorso al processo con rito direttissimo per chi compie reati, creando strutture che operino nelle zone a rischio 24 ore su 24. Bisogna garantire la rapidità delle sentenze, e nei casi in cui sussiste l’evidenza delle prove o l’ammissione, la loro immediatezza, e la certezza della pena, anche ampliando il ricorso a misure punitive alternative al carcere per piccoli reati (lavori di pubblica utilità da eseguire per espiare la pena).
Proseguire nel contrasto all’immigrazione clandestina, facendone una questione europea, aperti a dare cittadinanza a chi accetta un patto leale col Paese di accoglienza. Occorre portare a positiva conclusione il confronto con l’Ue per ridurre il prelievo fiscale nel Mezzogiorno e nelle altre aree meno ricche d’Italia. È un nostro diritto e una scelta decisiva per lo sviluppo e l’occupazione. An fa di questo obiettivo una priorità della prossima legislatura. Il quoziente familiare costituisce una priorità nella riforma fiscale. Il prelievo va rapportato al numero dei familiari, salvaguardando nuclei numerosi e monoreddito e introducendo un criterio che tenga conto delle effettive condizioni di vita della famiglia. Proseguire nella tutela di prodotti italiani ed europei. Promuovere concrete iniziative per contenere l’arrivo di prodotti che non rispettino standard di qualità. Tutelare la salute da prodotti pericolosi. Esigere il rispetto di diritti sociali e norme ambientali.
*Coordinatore della conferenza
programmatica di Alleanza nazionale