Strigliata segreta del ct: "Chi non è al meglio non si risparmi"

Prandelli preoccupato della condizione fisica dei suoi: "Dare tutto in 45’, essere sostituiti non è un’umiliazione". Le grande dell'Italia: età media elevata e attacco spuntato

Cracovia - L’entusiasmo di Cracovia, da solo, non basta. Ci vuole dell’altro per rimettere in moto la Nazionale uscita dal girone di qualificazione con dichiarate velleità di bel gioco e ricacciata indietro dalle tre sberle ricevute dalla Russia a Zurigo. Agli occhi di Prandelli, quella prova ha avuto l’effetto di demolire sicurezze coltivate lungo due anni e di suggerirgli improvvise rivoluzioni procedendo tra l’altro a una consultazione dei 23 diventati ieri pomeriggio 24 con l’arrivo di Astori direttamente da Miami. In pochi giorni, e non solo per l’esplosione del calcio-scommesse, gli è cambiata la vita e anche la partenza di Euro 2012. Con l’ultimo spavento, per fortuna rientrato: Pirlo che ha saltato l’allenamento. Per il centrocampista juventino solo un lavoro differenziato e nulla da segnalare dal punto di vista medico. Contro la Spagna Prandelli lo avrà a disposizione.

In gran segreto, ai suoi il ct ha parlato con brutale franchezza, consapevole di tre fattori che possono complicargli la carriera. Il primo: il club Italia, con Russia, Irlanda e Svezia, è il più datato di tutto l’europeo, 28 anni l’età media con De Sanctis il più anziano (35 anni), di solito è una zavorra al culmine di una stagione colma di tensioni e di fatiche sparse.

Il secondo fattore è ancora più inquietante e riguarda il potenziale d’attacco presentato al torneo. Pensate: in tre, i primi tre della lista, Di Natale, Cassano e Balotelli, si presentano con credenziali ridotte, la miseria di 20 gol, 10 del napoletano di Udine, 9 del barese del Milan e 1 di superMario. Meglio non indagare poi sul curriculum di Montolivo, arruolato come tre-quartista: 33 presenze, il più utilizzato nei recenti due anni, e un solo gol all’attivo (contro la Spagna nell’amichevole di Bari). Briciole rispetto per esempio alla dotazione dell’attacco azzurro selezionato da Donadoni nel precedente europeo interrotto a Vienna dalla sfida con la Spagna, decisa ai rigori: Del Piero, Toni, Di Natale, Quagliarella, Cassano e l’inutile Borriello portarono in dote 55 gol, mica noccioline.

Infine c’è la questione più spinosa della spedizione polacca: il disegno tattico. È vero, come sostiene quel sapientone di Trapattoni che «chi non difende è come Ponzio Pilato», ma è inutile far finta di niente: con la difesa cosiddetta a 3, sono in 5 gli azzurri incaricati di alzare le barricate. E conta poco se a comporre il trio centrale sia candidato De Rossi, centrocampista all’anagrafe calcistica, ieri lodato in pubblico da Chiellini, «contro la Juve in quel ruolo è stato il migliore in campo». Così come risulta difficile allo stesso Chiellini considerare la salvezza assoluta il ricorso al modulo juventino, «non credo sia stata fatta la scelta, da parte nostra c’è assoluta convinzione» le risposte più emblematiche di quel che è accaduto a Coverciano, al ritorno da Zurigo, nel brutale faccia a faccia.
Perciò Prandelli, da un lato ha mostrato flessibilità tattica ma dall’altra, ha chiesto a tutti un surplus di generosità. In sintesi, il predicozzo di Prandelli è stato il seguente: «Chi non risultasse al meglio della condizione e pensasse di gestirsi per giocare tutte le partite, da cima a fondo, commetterebbe un clamoroso errore. Chi ha da dare 70, deve bruciare le migliori energie in 45 minuti se è questa la sua autonomia perché poi non è umiliante farsi da parte, lasciandosi sostituire». Evidente il riferimento a chi, nel club Italia, non può certo vantare una condizione fisica eccellente.
In prima fila, c’è sicuramente Antonio Cassano, sempre all’inseguimento dello smalto migliore che raggiunse, per esempio, tra settembre e novembre del 2011 giocando una sequenza di partite consecutive con il Milan di Allegri. Non escluso dal riferimento nemmeno Mario Balotelli, chiamato a difendere subito, inseguendo un po’ di rivali, retrocedendo in area sugli angoli, proprio come fece a Zurigo, per mettere al servizio della collettività azzurra la propria statura e anche il proprio fisico. Suggerimento subito raccolto e propagandato da Chiellini, ieri pomeriggio: «Per uscire vivi con la Spagna non basta un solo difensore in più, bisogna aiutarsi in ogni zona del campo». A parole, la prima lezione di Prandelli sembra già mandata a memoria.

Commenti

onil

Gio, 07/06/2012 - 22:36

Secondo me non andiamo oltre la prima fase: se va bene arriveremo terzi nel girone. Pronto a scusarmi se sbaglio!