Studenti al centro della riforma

A seguito delle molteplici manifestazioni contro la riforma Moratti avvenute in Liguria mi preme poter evidenziare come la riforma approvata costituisce una risposta concreta alla vera e propria emergenza educativa che sta vivendo il nostro Paese. Comparando infatti i livelli di apprendimento dei nostri studenti con quelli dei loro colleghi europei, e degli altri Paesi economicamente più avanzati del mondo, appare una realtà desolante. Di fronte a questo quadro, la riforma ha preso le mosse da un’approfondita ricerca delle cause del ritardo del nostro paese, analizzando le caratteristiche del nostro sistema educativo e comparandole con quelle dei Paesi i cui studenti hanno ottenuto i risultati migliori di apprendimento.
La riforma ha rimesso al centro del processo formativo lo studente, ripensando l’offerta formativa in modo flessibile e personalizzabile, mantenendo grosso modo le quantità orarie complessive di prima, ma articolandole al loro interno in quota obbligatoria uguale per tutti e in una quota opzionale facoltativa, da dedicare sia a momenti di recupero di eventuali carenze, sia al potenziamento delle eccellenze, sia infine ad altre discipline non obbligatorie. Per fare tutto questo in modo efficace è stato necessario valorizzare ulteriormente l’autonomia di ogni singola scuola, che così dialoga con le famiglie nella costruzione condivisa del percorso formativo di ogni studente. Ma la novità certamente più significativa - anche perché richiede una piena attuazione del federalismo - è consistita nella ridefinizione dei previgenti obbligo scolastico e formativo nel «diritto-dovere all’istruzione e formazione per almeno 12 anni», che può essere esercitato sia nei percorsi liceali sia nel nuovo sistema di istruzione e formazione professionale, di competenza delle Regioni. Il ciclo secondario, cioè, è stato completamente riformulato per ampliare e diversificare l’offerta formativa, arricchendo così le opportunità a disposizione degli studenti, rendendo più attraente lo studio, e garantire a tutti il diritto al successo formativo. Le sperimentazioni dei percorsi di istruzione e formazione, avviate già nel 2003 in tutte le Regioni, hanno registrato un fortissimo interesse da parte degli studenti, dimostrando così che tali percorsi corrispondevano effettivamente ad una forte esigenza sociale: occorre ora portare a sistema tali sperimentazioni, strutturandole in modo definitivo ed incrementandone l’offerta in tutte le Regioni, per corrispondere alla crescente domanda. In questo modo, inoltre, si è provveduto a rompere la tradizionale tendenza all’auto-referenzialità delle scuole, creando forti raccordi con il territorio e il mondo produttivo e delle professioni, e introducendo anche nel nostro Paese l’alternanza scuola-lavoro, una modalità nuova per portare a termine il proprio percorso formativo, liceale o di istruzione professionale, in cui si alternano momenti di formazione in ambito lavorativo a momenti di formazione tradizionali (la lezione in classe).
In sintesi, tutti questi strumenti introdotti dalla riforma mirano ad un solo obiettivo: ridurre l’eccessiva rigidità ed uniformità del nostro sistema educativo, allargandone e diversificandone l’offerta formativa, per rimettere davvero al centro dell'intero processo le persone: studenti, famiglie e docenti. La riforma della scuola è stata trasformata da una priorità ideologica ad una priorità di bilancio, che potrà chiarire quanto questo Governo e l’intera società italiana sono disposti a scommettere sul futuro dei nostri ragazzi.
*vice presidente
del Parlamento europeo