Studenti: un vaffa-day tutto dedicato a Fioroni

Oggi 130 cortei in tutta Italia per contestare il ministro: "Così affossa la scuola". Esami di riparazione nel mirino dei giovani: "Ci vuole rovinare le vacanze estive". E spuntano le vecchie rivendicazioni: "Libero accesso all’istruzione, diritto allo studio e partecipazione alla formazione"

Roma - Neanche lo sforzo di inventarsi una parolaccia nuova, uno slogan inedito, una protesta alternativa. Quando sono a scuola copiano dal secchione di turno, quando si trasferiscono in piazza non sanno fare altro che scimmiottare Beppe Grillo. Come l’hanno chiamato infatti lo sciopero di oggi contro il ministro dell’Istruzione? «Vaffa-day». Titolo non ufficiale, ovviamente; ma definizione quantomai gettonata, soprattutto in Rete.

La verità è che la scuola italiana puzza di vecchio non tanto perché tiene in cattedra i professori più anziani d’Europa, ma perché la classe studentesca appare più decrepita della classe docente. Roba che, in confronto, sembra moderno perfino Fioroni con gli occhialini alla Cavour. Uno che il suo decreto lo descrive come una favola triste di Dickens: «Quando nella società si ha un debito lo si paga, e la vita non fa sconti. Se la scuola non riesce a dare certezza di competenza genera nuovi poveri di saperi. E quando la vita chiederà loro conto di quelle lacune, se non sono figli di papà, e la maggioranza non lo è, che si può permettere di pagare poi il debito, avremo nuovi poveri della vita».

Poi una salutare botta di ottimismo: «La scuola italiana non può essere quella scuola bloccata dove chi entra figlio di operaio esce figlio di operaio; lo studente se merita può diventare anche componente della classe dirigente del Paese». Ma qui la domanda nasce spontanea: che male c’è a uscire dalla scuola «operaio» visti i pessimi risultati ottenuti da certa «classe dirigente»? Oggi, intanto, 130 cortei nelle principali città, per reclamare sempre la stessa zuppa. Una brodaglia in cui annegano «dadi» di demagogia: «Libero accesso a tutti i gradi dell’istruzione», «diritto allo studio», «partecipazione nei luoghi della formazione». I capetti studenteschi si atteggiano a leader-bonsai di partito e, cosa ancora più triste, ambiscono seriamente a diventarlo.

Con il lessico «sinistrese» sono già a buon punto: «Saremo in piazza - spiegano in "una nota congiunta" le associazioni studentesche promotrici del Vaffa-Day - per chiedere al governo di mantenere le promesse fatte al movimento degli studenti medi e universitari. Chiediamo più risorse in finanziaria per scuola e università, per la didattica e l’edilizia; una legge nazionale sul diritto allo studio e la copertura delle borse di studio; il superamento della legge 264/99 sul numero chiuso all’università garantendo l’accesso e la legalità; democrazia e diritti per gli studenti nei luoghi della formazione, ma anche per chi affronta stage formativi presso le aziende». Obiettivo, neanche tanto nascosto: trasformare un giovane stagista nella caricatura di una tuta blu ipersindacalizzata. Insomma, un Cipputi con la chiave inglese nella mano destra e il diario Smemoranda nella sinistra. I sindacati si limitano a dire: «Fioroni sta facendo peggio della Moratti. Non aggiungiamo altro... ». Scelta saggia. Non seguita purtroppo dagli studenti che, sugli esami di riparazione, ci tengono invece a dire la loro: «Anche se ci rovineranno l’estate vogliamo che i corsi di recupero avvengano a scuola senza interferenze di privati, con tempi del recupero sostenibili: debiti e crediti non possono essere un calcolo algebrico!». Anche perché, alla fine, nessuno saprebbe risolverlo.