Studiare rende più di Bot e azioni

Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è dell'8,9% <br />

Roma - Macché Bot o azioni. Per avere un buon ritorno nell'investimento è meglio puntare sull'istruzione: il rendimento si attesterà appena sotto la soglia del 9%, l'8,9% per l'esattezza, mentre per azioni e titoli obbligazionari il ritorno è ora bassissimo. A spiegarlo, conti e tabelle alla mano, è uno studio della Banca d'Italia: "l'istruzione - si legge nella ricerca - è un investimento molto redditizio dal punto di vista individuale". Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti dell'8,9%, e varia tra l'8,4% e il 9,1% delle diverse macro-regioni: studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud (9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo studio di Bankitalia, la media annuale del rendimento reale lordo di un investimento azionario era del 5,2%, la media del rendimento dei titoli non azionari (dai Bot ai bond societari) dell'1,9% e quello del portafoglio di un investitore "tipo" del 3,6%.

DA INVESTIMENTI A SCUOLA RITORNO IN TASSE DEL 4%
Investire risorse pubbliche in istruzione conviene allo Stato. Garantisce ritorni complessivi pari al 7% circa dell'investimento iniziale. Ma soprattutto, in tempi di vacche magre per i conti pubblici, consente di aumentare gli incassi fiscali: il rendimento fiscale in maggiori tasse è pari al 3,9-4,8% di quanto investito. E' quanto riporta lo studio di Bankitalia sui rendimenti dell'istruzione. Secondo i calcoli di Bankitalia, il ritorno sociale degli investimenti in capitale umano può essere differente anche tra le varie zone: la media italiana del 7% sale fino all'8% del Sud: un rendimento considerato "superiore a quello derivante in infrastrutture". Se si considerano invece i "rendimenti fiscali" dell'istruzione, ovvero il rendimento per lo Stato ottenuto confrontando l'ammontare di spesa pubblica necessaria a incrementare il livello di istruzione con i benefici che vengono dal maggior gettito fiscale e dai minori costi per l'assistenza sociale ai disoccupati, allora la convenienza di ogni euro investito in cultura balza ancor di più agli occhi: il vantaggio per le casse dello Stato può essere valutato tra il 3,9 e il 4,8%. "Nel lungo periodo - si legge a mò di conclusione nello studio di Palazzo Koch - la maggior spesa pubblica necessaria a finanziare un aumento del livello di istruzione sarebbe più che compensata, specie al Sud, dall'aumento delle entrate fiscali, a parità di struttura di prelievo, e dai minori costi derivanti dall'aumento del tasso di occupazione".