«Il sudoku? Per me è banale»

«Che errore insegnare la matematica solo come un’applicazione di regole E a scuola anch’io mi annoio»

È arrivato primo alle ultime Olimpiadi nazionali di matematica, quarto nella finale mondiale. È un genietto della matematica. Pietro Vertechi ha 16 anni e frequenta il liceo classico a Roma. I numeri per lui non sono un problema: sono la sua passione.
Ti è sempre piaciuta la matematica?
«Sì, fin da piccolo. Oggi mi attrae il suo aspetto logico».
Quando è cominciato questo interesse?
«Negli ultimi due anni, quando ho iniziato a partecipare alle Olimpiadi».
I quesiti sono difficili?
«Dipende. La matematica è molto vasta. Alcuni ambiti sono facili, altri non li conoscevo. Comunque bisognava lavorarci sopra».
E la matematica a scuola?
«Spesso non appassiona: sembra solo un’applicazione di regole».
Che voto hai?
«Dieci, l’anno scorso».
Quante ore studi?
«Prima delle Olimpiadi anche due o tre al giorno, ora molto meno».
Ti diverti con il sudoku?
«Ma no, per risolverlo basta un programmino al computer, è un logaritmo semplicissimo. Non ci vuole molto cervello, è soltanto una serie di tentativi».
Che cosa ti piace?
«Preferisco certi indovinelli, sono molto più stimolanti. Oggi comunque mi appassionano soprattutto le dimostrazioni».
C’è qualcosa che trovi complicato?
«Certo. Ci sono problemi che nessuno è mai riuscito a risolvere. Perché tanti ragazzi abbiano delle difficoltà non lo so: credo sia una predisposizione. Ognuno ha le sue abilità».
Come diventa «appetibile»?
«Le Olimpiadi sono un buon modo. Eliminano l’aspetto noioso, ti fanno vedere i lati più divertenti. Che la matematica non è soltanto regole: è la capacità di avere idee nuove».
Ti capita di dare una mano ai compagni?
«Certo. Rivediamo insieme degli argomenti. La matematica è come un edificio da realizzare: e allora può essere utile vedere in quali altri modi sensati possa essere costruito».
Funziona?
«Un pomeriggio ogni tanto non basta, però non è mai tempo buttato».
Come mai ti sei iscritto al liceo classico?
«La matematica che si impara allo scientifico è troppo meccanica. Non aiuta. Alle Olimpiadi ho conosciuto altri ragazzi con studi umanistici alle spalle».
Dopo che cosa farai?
«Proverò l’esame alla Normale di Pisa».
Ti hanno definito il Totti della matematica...
«Non seguo molto il calcio. Però è un grande giocatore».
Hai mai paura prima di un compito in classe?
«No. Sono abituato a prove ben più difficili».