Sui conti Alitalia torna a suonare l’allarme

Nel riassetto non si escludono altri tagli del personale

Rodolfo Parietti

da Milano

Conti che non tornano. Conti che rischiano di trasformare in un miraggio il progettato ritorno all’utile nel 2006. Conti di Alitalia: ballerini come un aereo entrato in una brutta turbolenza, di nuovo a rischio al punto da mettere in allarme le banche che dovrebbero garantire la ricapitalizzazione da 1,2 miliardi. Sarà anche colpa del caro-petrolio che affossa la redditività; oppure - come sostiene il ministro del Welfare, Roberto Maroni - del braccio di ferro tra azienda (messa sotto accusa) e sindacati (difesi): resta il fatto che l’ad di Banca Intesa, Corrado Passera, vuole capire dettaglio dopo dettaglio dove e come il numero uno di Alitalia, Giancarlo Cimoli, ha rimesso mano al piano industriale. Insomma, par di capire che dall’aggiornamento del piano dipenderanno le sorti della ricapitalizzazione.
Ieri, al meeting di Cl a Rimini, Passera ha posto un aut-aut alla compagnia: «Faremo l’impossibile per trovare una soluzione, ma - ha avvertito - qualsiasi impegno può essere preso solo a monte del piano industriale». Alitalia, ha quindi aggiunto, «sta preparando il piano di impresa che presenterà nei prossimi giorni: sulla base di quello, potremo valutare insieme che tipo di impegno prenderci». Banca Intesa pone una condizione precisa: «Siccome questa deve essere un’operazione di mercato, deve essere fondata su un piano di impresa solido». Questo è il nodo da sciogliere; più che i contrasti con Deutsche Bank, l’altro istituto coinvolto nel rinsanguamento di Alitalia, «che non è il problema principale da risolvere».
Considerato che in base al ruolino di marcia Cimoli dovrebbe presentare il nuovo progetto al cda del prossimo 12 settembre, i tempi sono stretti. Anche perché non sembra in vista un rinvio della scadenza (8 ottobre) posta dalla Commissione Ue per iniziare la ricapitalizzazione. Maroni ha chiarito ieri che «non si è mai parlato di slittamento del termine ultimo per la ricapitalizzazione. Immagino che se si presenterà una cosa del genere il governo ne discuterà».
Per Cimoli, dunque, sono giorni di intenso lavoro alla ricerca di una complicata quadratura del cerchio. Solo la crescita dei prezzi del greggio avrebbe infatti appesantito i costi operativi di circa 300 milioni. Una prima toppa sarebbe già stata trovata con l’avvio di azioni di risparmio per 150 milioni. La soluzione per reperire l’altra metà dovrà invece essere individuata nel nuovo piano, che potrebbe contenere un nuovo ricorso a tagli del personale oltre a quelli già previsti (3.700 esuberi) nel riassetto che nel giugno scorso aveva strappato il sì Ue.
Il tutto è reso più complicato dal contenzioso tra azienda e il sindacato degli assistenti di volo. Su questo punto la posizione di Maroni è chiara, con accuse di eccessiva rigidità nei confronti di Alitalia e quindi dello stesso Cimoli, subentrato dopo la gestione dell’avvocato leghista Giuseppe Bonomi. «C’è una situazione di conflittualità interna che sta crescendo - ha spiegato il ministro - ed è una situazione determinata dalla ostinazione della compagnia a non discutere con un sindacato fortemente rappresentativo. Temo che se non succede qualcosa in autunno i conti non potranno che peggiorare». Il ministro leghista sembra però isolato all’interno del governo. «Le posizioni di merito del Sult non sono per nulla condivise dal governo», ha detto il viceministro del Welfare, Maurizio Sacconi (Fi). E anche Adolfo Urso (An), viceministro delle Attività produttive, ha ricordato che «sbaglia chi si mette di traverso su ogni ipotesi di ristrutturazione».
La Commissione di garanzia ha intanto bocciato anche lo sciopero del 6 e 7 settembre proclamato dal Sult dopo che l’agitazione prevista il 30 e 31 agosto era stata giudicata irregolare.