Ma sul nucleare i verdi snobbano anche l’Onu

Adesso è ufficiale: la ricetta dell'Onu per fermare il riscaldamento del pianeta e guarire i mali della terra, frutto di anni di lavoro dei più qualificati scienziati del mondo, prevede esplicitamente il ricorso all'energia nucleare. Per quanto alcuni pasdaran dell'ambientalismo abbiano cercato fino all'ultimo di escluderla per il problema delle scorie, la conferenza di Bangkok l'ha inserita, insieme con le discusse energie rinnovabili, nell'elenco dei rimedi necessari per fermare entro il 2015 l'aumento dei gas serra. L'Onu, naturalmente, lascia ai singoli Paesi il compito di individuare gli strumenti per conseguire l'obbiettivo, ma nonostante la formula di compromesso cui si è dovuto fare ricorso per ragioni politiche, è evidente che - visti i limiti ed i costi del solare e dell'eolico - il nucleare avrà, in questa battaglia, un ruolo fondamentale.
Visto che il centrosinistra italiano invoca l'Onu ad ogni piè sospinto, anzi ritiene (spesso a torto) che qualsiasi iniziativa internazionale debba avere il suo avallo, ci sarebbe da aspettarsi che alla luce delle sue raccomandazioni riveda finalmente il «no» all'atomo e riconosca il colossale errore commesso vent'anni fa con la sua abolizione per referendum. Invece, affida la sua reazione ai deliri del verde Pecoraro Scanio, che, anziché parlare di misure concrete, tira fuori dal cilindro un fantomatico «piano Marshall mondiale per la riconversione ecologica dell'economia». Neanche una parola, invece, da Romano Prodi, pur così incline a esternare su tutto, che durante la campagna elettorale aveva sentenziato che per riparlare di nucleare bisognerà attendere almeno vent'anni.
Il guaio, per il governo, è che, se vogliamo seguire le raccomandazioni dell'Onu, non c'è invece un giorno da perdere. L'Italia ha firmato i famosi protocolli di Kyoto e attacca tutti i Paesi che non l'hanno fatto, ma è in enorme ritardo nella loro applicazione. L'Italia è, nello stesso tempo, il Paese europeo che fa maggiore ricorso agli idrocarburi per la produzione di energia elettrica e quindi contribuisce, più di quasi tutti gli altri, all'inquinamento. Infine, l'Italia ha, per le scelte sbagliate fatte a suo tempo e per l'ostinazione dei nostri governanti a mantenerle, l'energia più cara di tutta la Ue, con aggravio per i bilanci delle famiglie e handicap non indifferente per le nostre industrie.
Se non vogliamo fare la solita figura di chi predica bene e razzola male, ci troviamo, in altre parole, nella inderogabile necessità di modificare la nostra politica energetica, sia diversificando le fonti, sia approfittando dei grandi progressi fatti dalla tecnologia nucleare dai tempi di Chernobyl per superare tutte le paure che ci indussero alla fuga dall'atomo alla fine degli anni Ottanta. Se ci fosse la volontà politica, una centrale nucleare dell'ultima generazione potrebbe entrare in funzione nel giro di cinque anni. Nella stessa coalizione di centrosinistra non mancano i nuclearisti convinti, come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Dal canto suo il centrodestra, con il presidente Berlusconi in testa, si è reso conto da tempo che l'atomo è l'unica soluzione ragionevole e non mancherebbe di appoggiare una svolta del governo, rendendo la soluzione nucleare - che stando ai più recenti sondaggi non incontrerebbe più neppure l'ostilità della maggioranza dei cittadini - assolutamente «bipartisan».
Ma Prodi, anche se afferrasse finalmente l'urgenza del problema, non può fare nulla, perché è prigioniero di una sinistra massimalista e ideologizzata che, se mai l'argomento fosse solo affrontato in Consiglio dei ministri, farebbe fuoco e fiamme. Per Pecoraro Scanio & Co, infatti, è meglio rovinare il paesaggio di mezza Italia con migliaia di pale a vento e svenarsi per acquistare poco produttivi impianti fotovoltaici (vedere, in proposito, gli articoli del nostro Franco Battaglia) che costruire uno solo degli impianti che tutti i nostri vicini, dalla Francia alla Svizzera alla Slovenia, hanno in funzione a poche centinaia di chilometri da cosa nostra.
Se questo governo durasse, il danno per l'Italia potrebbe diventare irreparabile. Ora che c'è il via libera dell'Onu, i Paesi che hanno già centrali nucleari procederanno infatti al loro rinnovamento e quelli che, come noi, avevano rinunciato all'atomo cominceranno ad avere dei ripensamenti; e noi diventeremo, come al solito, il fanalino di coda.
Livio Caputo