Sull’altare con il passaporto E gli immigrati diventano italiani

da Milano

Quasi un immigrato su due ottiene la cittadinanza italiana attraverso il matrimonio. Riti veloci, senza grandi preparativi, celebrati per lo più in Comune. Unioni sempre meno durature, che scoppiano spesso solo dopo qualche anno. La fotografia viene scattata, a suon di percentuali, dall'Istat. Dai dati emerge infatti che circa il 45 per cento delle acquisizioni di cittadinanza concesse tra il 1996 e il 2004 è per motivi matrimoniali. Nel 2005 sono state celebrate oltre 33mila nozze con almeno uno sposo straniero, il 13,5 per cento del totale dei matrimoni registrati in Italia, contro il 4,8 per cento del 1995. La tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera: circa dieci matrimoni su cento al Centro-Nord e 7,6 matrimoni su cento a livello medio nazionale per un totale di oltre 18mila nozze celebrate nel 2005. Le donne italiane che scelgono un partner straniero sono poco meno di cinquemila (il 2 per cento del totale delle spose). Cifre in crescita che tratteggiano l'immagine di una società in veloce cambiamento e sempre più multietnica. Non sempre il sì pronunciato nel giorno fatidico si tramuta in un amore eterno. Anzi. Sono in netto aumento i divorzi: più 85 per cento tra il 2000 e il 2005.
Boom extracomunitario
Fatto sta che tra un anello al dito di una donna italiana e una promessa fatta a un immigrato, il numero di stranieri in Italia è in continua lievitazione: sono quasi tre milioni, il 4,7 per cento dei residenti. Si calcola che solo in un anno c'è stato un aumento di oltre l'11 per cento. In dieci anni si sono quadruplicati. Aumenta anche il numero dei minori: in quattro anni sono passati dal tre per cento al sei per cento.
Con l'infittirsi delle presenze, cresce tuttavia anche il livello della delinquenza. L'Istat sostiene sia aumentato del 175 per cento il numero degli stranieri denunciati in nove anni contro un aumento di presenza regolare del 229 per cento. I principali reati sono furto (19 per cento), spaccio di stupefacenti (11,7 per cento), ricettazione (11,6 per cento). È straniero il 21 per cento degli imputati ed un terzo dei detenuti.
Meno rilevanti le percentuali che riguardano il lavoro: solo il 6 per cento ha un impiego dichiarato nero su bianco, regolare. Quasi tre stranieri su quattro sono operai o svolgono un lavoro non qualificato. Il tasso di disoccupazione è dell'8,6 per cento, due punti percentuali in più degli italiani. Se si scartabella tra i contratti da manager, si scopre che il 77 per cento degli imprenditori non è di origine italiana. Tra il 1998 e il 2005 gli stranieri seduti dietro le scrivanie dirigenziali sono passati da circa 35mila a 106mila. Le donne da 14mila a 32mila. La crescita maggiore si registra fra gli asiatici, soprattutto fra le donne e nell'industria.
La nazione con le rughe
Più stranieri arrivano, più si abbassa la media dell'età in Italia. Un immigrato su due ha tra i 18 e i 39 anni. Una proporzione elevata se confrontata alle cifre della popolazione italiana, dove ad essere under 40 è solo il 28,8 per cento. L'Istat decreta la vecchiaia dell'Italia e la cataloga come il Paese più anziano d'Europa. In base ai dati del gennaio 2006, si contano 141 persone di 65 anni ed oltre per ogni cento giovani con meno di 15 anni. Un dato tanto più impressionante se confrontato al Giappone, dove questo rapporto è di 154 anziani ogni cento giovani. L'andamento demografico italiano continua a registrare una fecondità a livelli molto bassi (1,35 figli per donna nel 2006). Ad alzare la media ci pensano però le donne immigrate che hanno un numero di figli quasi doppio delle italiane (2,45 nel 2005). In controtendenza rispetto al cambiamento delle abitudini in Italia, le straniere tendono anche ad avere figli in età più giovane, 27 anni e mezzo contro i 31 passati delle italiane.