Sulla rotta dei contrabbandieri di gasolio

Al di là del confine il greggio per il riscaldamento della casa costa la metà: 1,10 euro contro 58 centesimi Il motivo? Le tasse

nostro inviato a Como

Ottantadue chilometri di frontiera. Di qua è Italia, provincia di Como. Di là è Svizzera. Di qua e di là, il termometro dice che fa freddo uguale. Eppure il freddo per gli italiani e gli svizzeri non è uguale. Perché scaldarsi agli svizzeri costa la metà che agli italiani. Un litro di gasolio, in Italia costa un euro e dieci. In Ticino, 96 centesimi di franco, cioè 58 centesimi di euro. E così questa frontiera, dove una volta passavano sottobanco le sigarette e le valigie di soldi, è diventata la frontiera del gasolio. Portare gasolio di contrabbando in Italia è diventato il nuovo business delle stesse gang che fino a pochi anni fa attraversavano la frontiera con le casse di Marlboro. Un traffico un po’ più scomodo, perché il gasolio è più ingombrante delle «bionde». Ma che rende altrettanto bene, se non di più.
Come sia possibile che lo stesso, identico gasolio costi la metà sui due lati del confine è uno di quei misteri facili da spiegare. Un po’, come al solito, è colpa dell’euro, che surclassa non solo il dollaro ma anche il franco svizzero, e negli ultimi due anni ha aumentato il suo valore di quasi il dieci per cento. Ma la differenza vera la fanno le tasse, che in Italia hanno superato la quota surreale di 60 centesimi al litro, più della metà del costo affrontato dal consumatore, ultimo e indifeso anello della catena.
Così la Guardia di finanza di Como, quella che per anni ha dato la caccia alle sigarette e agli esportatori di valuta, adesso dà la caccia al gasolio. È una caccia impervia, perché gli ottanta chilometri di confine sono attraversati da dieci valichi, dal megavalico di Chiasso a piccoli posti di confine su strade secondarie. Dove non ci sono valichi, c’è la rete che separa i due paesi, e che viene spesso e volentieri perforata. Controllare tutto non si può. E il gasolio passa nei modi più impensati, nascosto sotto i sacchi dell’immondizia, dietro le cassette dell’acqua minerale, in piccoli cisterne imboscate sul retro dei Transit. In due anni, la Finanza ha sequestrato sessanta tonnellate di gasolio. «Ma siccome non ci facciamo illusioni - racconta Rodolfo Mecarelli, comandante provinciale delle fiamme gialle - sappiamo che la merce che riusciamo a intercettare è solo la punta dell’iceberg».
Così, ad ogni avvicinarsi dell’inverno, l’andirivieni di autobotti sotto copertura si intensifica. Da dove venga, il gasolio, ancora bene non si sa: se dal mercato parallelo svizzero, da qualche azienda compiacente. Ma si sa dove approda: alle case della provincia di Como, case grandi e piccole, villette e condomini, i cui proprietari per «tagliare» la bolletta del riscaldamento hanno scelto la strada semplice e (giova ricordarlo) illegale di rivolgersi agli uomini del contrabbando. Per una famiglia, quei cinquanta centesimi in meno al litro vogliono dire - alla fine dell’inverno, quando si chiude la caldaia e si fanno le somme - un risparmio di migliaia di euro. Così, la domanda di gasolio sottobanco si fa sempre più alta. E le gang del contrabbando si danno da fare per soddisfarla.
Non è una battaglia agevole, quella che la Finanza deve combattere. E quando si riesce a mettere le mani su un carico bisogna mettere in conto anche reazioni dei corrieri, che non sono dei santerellini. Una notte di qualche mese fa, nei boschi di Ronago, una pattuglia intercettò una autocisterna con dodicimila litri di gasolio che si faceva largo sfondando la rete di confine, e il tizio che la guidava non esitò un istante ad aggredire i finanzieri per cercare di darsela a gambe.