Sulla via della seta nasce la via del gas

Primo: non fare arrabbiare la Russia, perché l’Europa non può fare a meno del suo gas. Secondo: cercare delle alternative alle forniture di Mosca, perché diversificare è una condizione essenziale per sopravvivere. Sapendo però che, comunque vada, di Gazprom non si potrà fare a meno. Si chiama quadratura del cerchio. E la quadratura passa per la Turchia, ma arriva dall’Asia centrale. E non è un caso se Italia e Usa vogliono Ankara nell’Ue, mentre Francia e Germania frenano: tra i vari motivi c’è anche il fatto che il gas che passerà per la Turchia arriverà in Italia dall’Azerbajan e sarà alternativo a quello russo, cosa che piace a Washington.
L’Europa consuma ogni anno tra i 530 e i 540 miliardi di metri cubi di gas (l’Italia da sola circa 85), che saliranno a 700 fra dieci anni. Il problema è: dove trovarlo? Oggi i due grandi fornitori sono Russia e Nord Africa: nel 2020 Mosca potrà produrre 50 miliardi in più e il Sud del Mediterraneo altri trenta. Mancheranno così 100-120 miliardi. Che potranno arrivare via nave da Egitto, Qatar e Nigeria, ma copriranno solo in parte il fabbisogno.
E allora entrano in campo i giacimenti dell’Asia centrale: Turkmenistan e Azerbajan in prima fila, con l’aggiunta di Iran, Irak e Kazakistan. Già oggi c’è un gasdotto, l’Igi, che collega Baku, in Azerbajan, con la frontiera europea della Turchia: in «pochi» chilometri potrebbe arrivare in Italia attraverso la Grecia. L’Azerbajan, che si trova sulla sponda ovest del Caspio, ha riserve di gas per mille miliardi di metri cubi: non tanti. Ma sulla sponda est c’è il Turkmenistan, che invece ha moltissimo metano, che finora è stato però acquistato dalla sola Russia, l’unico Paese ad avere un gasdotto che la collega al Turkmenistan. Il gas che arriva in Italia come gas russo potrebbe facilmente essere turkmeno. Se si facesse un gasdotto attraverso il Caspio il gas turkmeno potrebbe arrivare in Italia via Azerbajan, Georgia, Turchia e Grecia. E in ogni caso sarebbe un’alternativa al gas russo. Ma non sarà facile, e ci vorranno anni: il gasdotto attraverso il Caspio è ovviamente osteggiato da Mosca.
Poi c’è l’Iran, che confina con Azerbajan e Turchia e che ha le più grandi riserve mondiali di gas dopo la Russia. Ma le ha giù, nel Golfo Persico, a 3.300 chilometri dal confine con la Turchia. Difficilmente farà un gasdotto così lungo e che lo legherebbe alla sola Europa, quando potrebbe vendere il suo gas liquefacendolo ed esportandolo dove vuole via nave. Tra l’altro la possibilità di spostare le esportazioni darebbe a Teheran un peso internazionale rilevante. Ma per ora non può farlo per l’embargo Usa e perché la tecnologia del gas liquefatto è tutta americana. E così la via attraverso la Turchia torna a essere un’alternativa possibile. Insomma, in Asia centrale la politica si intreccia con gli affari più che in ogni altro luogo. Anche perché il metano di quella zona fa gola a tutti: ai russi che non vogliono rinunciare a forniture abbondanti e a buon prezzo. All’Europa, che vuole arrivarci senza passare dalla Russia. E a Cina e India che sono mercati vicini e affamati di energia. E qui torniamo alla Turchia, ai suoi gasdotti, e a quelli che la Russia vuol costruire per fornire quel metano in più di cui ha bisogno l’Europa. Mosca ne ha in progetto due: il North Stream e il South Stream. Il primo passerà per il Baltico e arriverà in Germania aggirando la Polonia. Il secondo, costruito assieme all’Eni, passerà attraverso il mar Nero, Bulgaria, Romania, Ungheria e arriverà in Centro Europa. Tutto gas in più, ma a cui non si può rinunciare.
Ma ci sono altri due gasdotti alternativi, attraverso la Turchia: l’Igi e il Nabucco. L’Igi, promosso da Edison, è quasi fatto, basta solo il tratto attraverso Grecia e mar Adriatico, ma ha una portata di una dozzina di miliardi di metri cubi l’anno, di cui solo sei o sette arriveranno in Italia, il resto si fermerà nei Paesi attraversati dal gasdotto. Poco male, perché il gas che potrà arrivare dall’Azerbajan fra 4 o 5 anni difficilmente potrà superare i 14-15 miliardi di metri cubi l’anno. Diverso il discorso del Nabucco, un «bolide» da 30 miliardi l’anno che attraverso la Turchia arriverà in Centro Europa, ma che per il momento non ha fornitori, a meno di deviare su questo percorso il gas dell’Igi, troppo poco per rendere efficiente il Nabucco. Così si sta profilando una soluzione in due tempi: prima l’Igi, con il gas azero. Poi, se sarà disponibile il ben più abbondante gas del Turkmenistan, toccherà al Nabucco. E a quel punto, se nel frattempo l’Italia avrà costruito i rigassificatori, l’Europa potrà contare su un centinaio di miliardi di metri cubi aggiuntivi. Non tanti da costituire un’alternativa al gas russo, ma abbastanza da essere una ruota di scorta.