SuperMario entra nella castaPer lui 25mila euro al mese

Ieri l'esordio in Senato.<strong> </strong><a href="/interni/berlusconi_adesso_detta_condizioni/12-11-2011/articolo-id=556470-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Le condizioni del Cav:</strong></a> governo a tempo. <a href="/interni/nel_pdl_aumentano_no_monti_centinaio_pronti_sfiducia/12-11-2011/articolo-id=556611-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Nel Pdl crescono i no</strong></a>. L'alternativa? Alfano o Dini, che <strong><a href="/interni/le_mille_idee_lega_spunta_pure_si_governo_dini/12-11-2011/articolo-id=556477-page=0-comments=1" target="_blank">piace anche alla Lega</a></strong>

Roma - Per lui che le élite (quelle vere) le conosce da vicino, varcare la soglia di un’altra casta non sarà stato niente di che. La casta poi più screditata in circolazione, quella politica. Benvenuto dunque a Mario Monti, nuovo senatore della Repubblica e per il resto della sua vita (ed è «giovane» per quella carica, con i suoi 68 anni), grazie al decreto improvviso di Napolitano, antipasto per l’ingresso dell’economista a Palazzo Chigi («un colpo di genio» secondo Eugenio Scalfari che a La7 ancora un po’ si commuoveva per l’astuzia del capo dello Stato). Gli si aprono i famosi e detestati privilegi da parlamentare, robetta per un brillante studioso con una poltrona nei posti che contano: la Bocconi ovviamente, la banca d’affari Goldman Sachs, il direttivo europeo dei ricconi mondiali Trilateral commission, la Coca-Cola Company (il suo profilo Bocconi dice che è «membro dell’advisory board»), l’Aspen Institute, e altro. Una nomina strategica per i piani del Quirinale, ma con un costo che in epoca di anti-casta si calcola. E un costo d’immagine anche per lui, perché se già i senatori pro tempore sono vissuti come una casta parassitaria, su quelli a vita andiamo pure peggio come popolarità.

Peraltro un senatore a vita non ha più privilegi di un senatore normale, a meno che non sia un ex presidente della Repubblica (come Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro), in quel caso hanno uffici e dotazioni maggiori degli altri. Ma Monti è, come Montalcini, Andreotti, Pininfarina e Colombo, di nomina presidenziale, dunque un senatore come gli altri, a parte il dettaglio che non è stato eletto e non decade. Quindi anche il trattamento economico è ordinario, che è ordinario per la politica, ma fuori da lì non lo è affatto. Sugli stipendi dei parlamentari circolano leggende e imprecisioni. Quello dei senatori è stato fissato da una delibera del Consiglio di presidenza del Senato nel 1993 e stabilisce indennità (stipendio) e altri benefici per i senatori, tra cui, da ieri, anche Mario Monti.

Il quale aggiunge 12.005,95 euro lordi di indennità, più 12.680 euro netti di rimborsi, al costo mensile dei senatori italiani. In un anno (12 mensilità) fanno 144mila euro lordi di stipendio, e 152mila di rimborsi: circa 300mila euro l’anno di costo per Monti senatore a vita. Lo stipendio è il 70% di quello di un magistrato con funzione di presidente di sezione della Cassazione. Siamo, come detto, a 12.005 euro mensili. Poi c’è la «diaria», a «titolo di rimborso delle spese di soggiorno», che nel novembre 2010 è stata ridotta da 4mila euro a 3.500 euro mensili, netti. Poi c’è il «contributo per il supporto dell’attività dei senatori», cioè un fondo per le spese sostenute «per le attività connesse con lo svolgimento del mandato». E la somma è di 4.180 euro, di cui in teoria vanno al senatore solo 1.680 euro, mentre gli altri 2.500 sono dati al suo gruppo. Che nel caso di Monti non è chiaro quale potrà essere.

Fino a qualche anno fa i senatori ricevevano un rimborso per le spese telefoniche e per le spese «accessorie di viaggio». Dal 1° gennaio 2011 è stato sostituito da un forfait mensile di 1.650 euro. Ovviamente «i senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale», il che significa che non pagano aerei, treni, traghetti e caselli autostradali. Benvenuto, professore neo senatore a vita.

Una nomina che ha fatto storcere qualche naso, anche a illustri collaboratori di Repubblica, che sta caldeggiando la premiership di Monti. Il matematico Piergiorgio Odifreddi invece nel suo blog ospitato sul sito del quotidiano contesta la scelta di Napolitano. La Costituzione prevede che il presidente della Repubblica possa nominare senatori a vita cinque personalità che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Ma con tutti gli scienziati, letterati e muisicisti illustri che l’Italia può vantare, Napolitano ha scelto Monti, il cui «altissimo merito è di essere stato Commissario europeo con deleghe economiche, dal 1994 al ’99 per nomina del primo governo Berlusconi, e dal ’99 al 2004 per nomina del primo governo D’Alema - scrive Odifreddi -. Oltre che di essere stato presidente della famigerata Commissione Trilaterale, una specie di massoneria ultraliberista statunitense, europea e nipponica ispirata da David Rockefeller e Henry Kissinger». Intanto il gruppo Facebook «Mario Monti non è il mio premier» ha raggiunto 900 iscritti. Se la nomina a premier dovesse saltare, avrebbe il paracadute del Senato a vita. Ma sicuramente pochi fan club su internet.