Superstella fa vacillare la teoria sui buchi neri

A sorpresa una stella gigantesca, 40
volte più grande del Sole, non ha dato origine a un buco nero
ma ad una stella di neutroni con un super campo magnetico. Smentite le teorie più accreditate
sull’evoluzione delle stelle

A sorpresa una stella gigantesca, 40 volte più grande del Sole, non ha dato origine a un buco nero ma ad una stella di neutroni con un super campo magnetico (chiamata magnetar), smentendo le teorie più accreditate sull’evoluzione delle stelle. A scoprire il fenomeno, descritto sulla rivista Astronomy and Astrophysics, è stato il Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso).

Smentite le teorie attuali Secondo le teorie attuali, una stella cosi grande avrebbe dovuto completare la sua evoluzione trasformandosi in un buco nero e non una magnetar. Di conseguenza adesso gli astrofisici si domandano quanto debba essere grande una stella perchè diventi un buco nero. Finora si riteneva che le stelle con masse iniziali comprese tra circa 10 e 25 masse solari formassero le stelle di neutroni e quelle superiori a 25 masse solari producessero buchi neri. La stella "anticonformista" si trova a 16.000 anni luce dalla Terra, nell’ammasso stellare Westerlund 1, dove si trovano centinaia di stelle molto massicce, alcune delle quali brillanti come un milione di soli e con un diametro 2mila volte maggiore di quello del Sole.

Una nuova teoria "Se il Sole si trovasse nel cuore di questo straordinario agglomerato, il nostro cielo notturno sarebbe pieno di centinaia di stelle brillanti una luna piena", ha osservato il coordinatore della ricerca, Ben Ritchie. Il campo magnetico della stella, come quello di tutte le magnetar finora note, è un milione di miliardi di volte più forte di quello della Terra e si è formato nel momento in cui la stella è esplosa come una supernova. Probabilmente ha avuto una vita più breve rispetto a quella delle altre stelle che vivono nell’ammasso Westerlund 1.