La supplica nascosta di Pio XII che maledice il nazismo

In un messaggio inviato nell’ottobre del 1939 a gruppi di preghiera il
Papa condannò quelle "nazioni bestiali schiave della razzismo"

Roma - Trentacinque milioni di cristiani che pregano per le nazioni dove «il neopaganesimo ha fatto maggiori stragi» e dove si sottomettono «alla razza e al sangue anche gli eterni principi regolatori della vita». Il giorno dopo la coraggiosa scelta di Benedetto XVI, che ha deciso di promulgare il decreto sull’eroicità delle virtù di Pio XII, passo decisivo verso la beatificazione, le reazioni dal mondo sono molteplici. Ma al di là del dibattito storico sulla figura di Papa Pacelli, che deve continuare e continuerà vagliando documenti e fonti, sul numero di ieri del quotidiano cattolico Avvenire, nella rubrica «Lupus in pagina» curata da Gianni Gennari, veniva data una piccola-grande notizia, di quelle in grado di illuminare quale fosse la reale attitudine della Chiesa nei confronti del nazismo.

Si tratta dell’intenzione dell’Apostolato della preghiera (AdP) per il mese di ottobre 1939. L’AdP è un movimento di spiritualità con 150 anni di storia, tuttora molto attivo (www.adp.it), che unisce moltissime persone in tutto il mondo nella preghiera per alcune intenzioni che variano di mese in mese. Come attesta l’originale del foglietto con l’intenzione per l’ottobre del ’39, l’indicazione è di pregare esplicitamente «Per le nazioni dove l’ateismo e il neopaganesimo ha fatto maggiori stragi». Nello stesso foglietto si legge ancora, a scanso di equivoci: «Tutti sappiamo quali siano queste nazioni, quelle dove l’ateismo è eretto a bandiera; quelle dove, disconosciuti i valori spirituali e morali, si considera solo la parte bestiale, subordinando alla razza e al sangue anche gli eterni principi regolatori della vita. Purtroppo le rovine e le apostasie in mezzo a questi popoli non si contano! È il trionfo di Barabba!».
Tutti sapevano, dunque, che al centro dell’intenzione di preghiera c’erano l’Unione Sovietica di Stalin e il comunismo ateo – condannato esplicitamente dall’enciclica di Pio XI Divini Redemptoris, del 1937 – insieme al razzismo nazista della Germania di Hitler, la cui ideologia neopagana era stata condannata dall’enciclica «Mit Brennender Sorge», pubblicata sempre da Pio XI in quello stesso anno a una settimana di distanza dall’altra.

In tutte le parrocchie d’Italia, i «trentacinque milioni di iscritti» ricevevano questo foglietto che portava stampate e affiancate le effigi di San Pietro e di Pio XII. E pregavano per frenare materialismo e razzismo. La Seconda guerra mondiale era appena iniziata, la poderosa e terribile macchina bellica del Führer di Berlino si era messa in moto con l’invasione della Polonia, il grido del nuovo Papa, Eugenio Pacelli, che aveva rivolto pubbliche suppliche perché si evitasse il conflitto, era rimasto inascoltato. «La Cei non esisteva – ha scritto su Avvenire Gianni Gennari – tutto era deciso in Vaticano, e dal 2 marzo Papa era Pio XII!». Quelle preghiere esplicite e chiaramente riferibili a Urss e Germania, ma applicabili pure all’appendice italiana fascista dopo la promulgazione delle vergognose leggi razziali, erano state approvate e autorizzate dall’autorità ecclesiastica.

È ovvio che segnalare questi episodi, troppo spesso dimenticati, ma illuminanti, non significa voler costruire sul caso Pacelli e sul rapporto tra cristiani ed ebrei negli anni tremendi della Shoah, delle «leggende rosa» da contrapporre all’ormai ben nota «leggenda nera». Può però essere d’aiuto a capire come giudizi sommari o pregiudizi ideologici devono lasciare spazio a più pacate riflessioni storiche e allo studio attento dei documenti, dai quali emerge una realtà ben più complessa di quella che fino ad oggi certa pubblicistica ha dipinto contro Pio XII.