Suskov e la resistenza dell’arte contro il regime

Si è aperta a Firenze, alla Galleria Sangallo ART Station, la mostra Arte e Stato dedicata al pittore russo Fedor Kuz’Mic Suskov (1923-2006): cattolico, durante il regime comunista dipingeva di nascosto opere a sfondo religioso. Dal catalogo, pubblichiamo il testo critico di Vittorio Sgarbi.

Fedor Kuz’mic Suskov vive il Novecento russo pienamente, nella sua duplice essenza: quella politica e quella spirituale. La sua scultura segue i dettami istituzionali, mentre la sua pittura ascolta la voce dell’anima.
Le opere monumentali celebrano il potere stalinista. (...) Egli serve il potere, ma non è mai servo del potere. Lo testimonia il fatto che in nessun momento della vita si iscrive al partito comunista, anzi, è spesso vittima dello spionaggio dell’intelligence sovietica e viene palesemente contrastato dal compagno della figlia di Stalin. Ciononostante il suo talento è riconosciuto dal Regime. La fede si esprime nella sua pittura, che resta, per tutta la durata del Regime Comunista, un’esperienza segreta e privata, ma necessaria per placare l'urgente sete spirituale.
La qualità delle sue tavole risente del soffocamento della censura, alla quale deve forzosamente sottostare. Figure ingenue e didascaliche si ergono immobili su sfondi cromatici vivaci, statici, bloccati da una sorta di catena ideologica invisibile. Ma le sue composizioni sono attraversate da una luce orientale, che conferisce alle immagini una dimensione teofanica, simile alle parole dei Vangeli. La storia interloquisce con la sua arte. Nel 1990 Michail Gorbaciov diviene presidente dell’Urss (...) In questo nuovo clima traspaiono ed emergono dal buio della censura le sue opere e con esse un nuovo impulso creativo che apre la stagione dei paesaggi, a cui l’artista si dedica sino al 2006, anno della sua morte.
Nei suoi paesaggi i contorni si stemperano e si confondono con l’orizzonte, in un continuum cromatico, che unisce e affratella tutti gli elementi della natura. Si tratta di scenari bizantini, di icone naturali che trasfigurano il messaggio divino (...) Le sue pennellate celebrano un rituale in cui la parola dei libri sacri si fa visione. E la visione si converte in transvisione.
La luce delle tavole di Suskov fonde il segno con il colore, attuando un’unione metafisica superiore, divina. È una luce che ha un forte riferimento teologico perché s’irradia e s’insinua nei boschi, nei fiumi, tra gli alberi e le montagne, come per dichiarare che ogni creatura è fatta ad immagine e somiglianza di Dio ed è attraversata dalla Grazia Divina. È proprio questa luce ad attivare la bellezza, che è già insita nel mondo.
Suskov ha la capacità di tradurre graficamente e cromaticamente un sentimento religioso e teologico complesso. Il suo pennello non si ferma alla riproduzione della natura, ma la penetra, la percorre dall’interno. È un rituale, che contiene in sé la forza di trasmutare la tecnica in rappresentazione lirica e la visione in transvisione.