La Svizzera vuol cacciare i delinquenti immigrati

La Svizzera è, con il 22%, il Paese europeo con la più alta percentuale di stranieri. È perciò quasi fisiologico che la Confederazione, dove molte leggi si adottano a mezzo referendum, sia spesso all’avanguardia nell’affrontare i problemi che la massiccia immigrazione degli ultimi tre decenni sta ponendo a un’Europa afflitta da crisi economica ed elevata disoccupazione. L’anno scorso, gli svizzeri bloccarono, con una maggioranza del 57%, la costruzione di minareti, traducendo per primi in un provvedimento «politicamente scorretto» la diffusa insofferenza verso gli islamici. Oggi, sono chiamati alle urne su una proposta ancora più controversa, sostenuta dal conservatore Partito del Popolo (SVP), che se approvata, costituirebbe una autentica svolta nell’approccio dei Paesi europei verso la criminalità «di importazione»: essa prevede, una volta espiata la pena, la revoca del permesso di soggiorno e la immediata espulsione per tutti gli stranieri - compresi quelli nati e cresciuti in Svizzera e perfettamente integrati - che si rendano colpevoli non solo di reati violenti come l’omicidio, la violenza carnale e la tratta di esseri umani, ma anche di rapina, furto con scasso e traffico di stupefacenti e perfino di godimento abusivo dei servizi sociali. Dal momento che l’anno scorso il 60 per cento degli assassini e il 57% dei furti sono stati commessi da stranieri, è facile capire perché la proposta abbia riscosso grande favore presso la popolazione, soprattutto nei cantoni di lingua tedesca.
Gli altri partiti, a loro volta consci del problema ma contrari a misure così estreme, sono corsi ai ripari presentando una proposta alternativa, che contempla egualmente la espulsione dei criminali, ma con criteri meno automatici e soprattutto più rispettosi dei diritti umani. Oggi gli elettori saranno chiamati a scegliere tra le due soluzioni, o (ma è una eventualità considerata estremamente improbabile) a respingerle entrambe. Le previsioni sono per un’alta affluenza alle urne e una vittoria di misura della proposta del Partito del Popolo, che alle ultime legislative ha ottenuto circa un terzo dei voti.
Comunque vada, il referendum odierno rappresenta uno spartiacque per quanto concerne il trattamento degli stranieri che delinquono in Europa. La soluzione adottata dalla Svizzera diventerà senza dubbio un punto di riferimento per tutti i partiti del continente che hanno fatto del contrasto all’immigrazione il loro cavallo di battaglia e che recentemente hanno aumentato i loro consensi elettorali, entrando per la prima volta in Parlamento in Svezia e addirittura in maggioranza in Olanda. Ma, soprattutto, farà apparire come misure all’acqua di rose la cacciata dalla Francia dei rom che hanno infranto la legge e, in Italia, il respingimento dei clandestini e il decreto che prevede la espulsione dei cittadini comunitari che, dopo tre mesi, non abbiano casa e lavoro regolari e vivano a carico dei servizi sociali.
Si può essere d’accordo o meno con la proposta dell’SVP, che certamente, nel suo rigore, non è priva di connotati xenofobi e discriminatori, soprattutto per l’inclusione nella lista di reati tutto sommato minori. Comunque, essa fornisce ai Paesi europei ampia materia di riflessione: è la prova che, se la presenza di stranieri, e soprattutto di stranieri difficilmente assimilabili che tendono a violare la legge supera una certa soglia, la reazione diventa molto forte. Il caso della Svizzera è, sotto certi aspetti, diverso da quello dei Paesi UE, perché vi sono considerati stranieri anche i cittadini comunitari e ottenere la cittadinanza è difficile. La sua percentuale del 22 per cento non è perciò raffrontabile a quella dell’Italia, della Francia o della Germania. Ma, tenuto conto che le nostre sono in costante aumento, il giorno in cui anche noi dovremo trovare soluzioni nuove non è lontano.