Svolta di Casini sulla giustizia: «Subito lo scudo per il premier»

RomaSì a «uno scudo giudiziario per il presidente del Consiglio», purché si tratti «di una riforma seria e non modellata su un singolo». Bene pure il ripristino dell’immunità parlamentare: «In Italia sembra un’eresia, ma a livello europeo esiste ed è stata votata da popolari e socialisti». Quanto alle alleanze, «per noi che rifiutiamo questo bipartitismo, la strada maestra è andare da soli: alle Regionali sceglieremo caso per caso». Centristri? Equidistanti? Doppiofornisti? Fino a un certo punto. Basta infatti leggere in controluce le dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini per capire da chi andrà a comprare più pane l’Udc alle prossime elezioni: «Abbiamo tanti amministratori locali del Pdl con i quali lavoriamo bene, così come abbiamo avviato in alcune realtà rapporti con amministratori del Pd seri».
Tanti, alcune. Ma il cauto riavvicinamento di Pfc al Cavaliere si misura bene anche sulla questione calda del momento, lo scudo per Palazzo Chigi. Secondo l’ex presidente della Camera «è stato un errore non cogliere l’occasione del Lodo Alfano: c’era la necessità e la possibilità di superare le contrapposizioni decennali tra politica e giustizia perché la legislatura non può rimanere impigliata nel contrasto permanente tra Berlusconi e i giudici». Per questo l’Udc si era astenuta. La Consulta però ha cancellato tutto. «Adesso bisogna fare una riforma seria - sostiene Casini - che finalmente affronti questo problema senza naturalmente modellarsi agli interessi di un singolo». Sul tavolo c’è l’ipotesi della cosiddetta «prescrizione breve». Per il leader centrista «è giusto prevedere una ragionevole durata dei processi» ma, aggiunge, «non accetteremo che ciò si traduca in una resa dello Stato: bisogna affrontare la questione in modo serio. Per ammazzare un processo non se ne possono uccidere centomila».
Si parla molto anche di immunità parlamentare, ne ha parlato pure Augusto Minzolini provocando un vespaio. «Io non partecipo alla demonizzazione del direttore del Tg1 - commenta Casini -, il quale ha solo espresso un’opinione che ha diritto di cittadinanza». Non solo: «In Europa l’immunità parlamentare c’è, sia pure in una forma nuova da quella prevista dalla nostra Costituzione, e nessuno si è scandalizzato. È stata votata dai popolari quanto dai socialisti. Si può discutere sulla sua opportunità, ma se continuiamo a lapidarci alla prima occasione solo perché uno esprime opinioni, non andremo lontano».
Infine, il capitolo alleanze. «Ripeto, per noi la strada resta quella di andare da soli. Non è politica del doppio forno, come si dice abitualmente. È il nostro modo di rifiutare il bipartitismo». Casini vuole avere le mani libere. «Se ci schierassimo con il Pd o con il Pdl su tutto il territorio nazionale, vorrebbe dire che abbiamo accettato lo schema che combattiamo e che abbiamo rifiutato, cioè un bipartitismo finto, che non porta niente di buono. Come si vede in questi giorni, i due poli sono paralizzati al loro interno dai contrasti o dai veti. Da un lato della Lega e dall’altro di Di Pietro».
Da qui la scelta di andare «caso per caso», flirtando intanto con Francesco Rutelli. Cosa c’è in vista? Un’alleanza? Una confluenza? Un’emoraggia di Udc? No, assicura Casini, quello di Bruno Tabacci è un caso isolato. «Ritengo utile che Francesco si rafforzi, le nostre strade sono destinate ad incontrarsi. Il suo coraggio va premiato, ma per ora limitiamoci a un parlamentare».

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