Tagli solo a parole

Si può dare credito a Walter Veltroni nella polemica con Prodi sulla riduzione immediata della pressione fiscale? L'esigenza, come noto, è attuale e urgente. L'invocazione del sindaco di Roma, però, ha tutta l'aria di essere strumentale oltre a non avere alcuna possibilità di provocare effetti reali sulla prossima finanziaria. Il leader in pectore del Partito democratico è un animale politico furbissimo. Sa bene che la pressione fiscale è arrivata a un livello insopportabile e il consenso al governo, che è al minimo storico, continuerà a precipitare fino a provocare le più svariate forme di protesta fiscale. Ecco dunque che Walter cerca di prendere le distanze da Prodi e di separare la sua immagine da quella di Visco, il ministro delle tasse.
Ma la sua mossa è solo verbale oltre che inutile perché non può portare ad alcun taglio reale delle tasse. Non è un caso che si sia già messa in moto una controffensiva su più fronti: dei ministri della spesa alla Clemente Mastella che conoscono bene la voracità delle clientele, e degli esponenti della sinistra comunista alla Franco Giordano per cui sono inammissibili i tagli alla spesa sociale.
Oltre ai ministri protestatari, vi sono tuttavia motivi politici ed economici più seri che rendono vane e propagandistiche le grida veltroniane che, apparentemente, riprendono i motivi centrali dell'opposizione politica e sociale non solo del centrodestra ma anche degli esponenti Ds come Nicola Rossi che proprio sulla fiscalità hanno abbandonato il partito di Veltroni.
La ragione politica di fondo sta nel fatto che la coalizione su cui si regge il governo è condizionata, anzi sostanzialmente guidata, dai massimalisti per cui il mercato, la crescita economica affidata all'iniziativa privata e la libertà di scelta degli individui non contano nulla, anzi rappresentano fattori negativi da scoraggiare con una tassazione punitiva.
La ragione economica riguarda la centralità che l'attuale maggioranza affida allo Stato sociale che, mostruoso ed inefficiente come in nessun altro Paese d'Europa, è considerato in Italia l'alfa e l'omega del rapporto tra politica, società ed economia, tra cittadini e istituzioni.
Quando Padoa-Schioppa, per scongiurare la riduzione fiscale, invoca il debito pubblico, sa benissimo che finché non si mette mano a un radicale ridimensionamento della spesa per il cosiddetto «Stato del benessere», parlare di tagli fiscali è pura fantasia ed autentica velleità da lasciare alle acrobazie di Veltroni. Il quale nel programma economico è riuscito a confezionare un pasticcio tale che mette insieme un grande maestro liberista come Luigi Einaudi con un tagliaborse fiscale come Vincenzo Visco e una pasionaria dello Stato invadente come Rosy Bindi.
Massimo Teodori
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