Le tahitiane di Gauguin danzano al Ducale

MilanoIl senso della mostra potrebbe essere racchiuso in un unico quadro, in quell'opera che comprende tutti gli interrogativi di un artista «Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?» che Gauguin dipinse come suo testamento spirituale, la più bella e grande di sempre prima di tentare il suicidio e alla quale il curatore ha dedicato un allestimento particolarmente scenografico per renderne al meglio la bellezza e l'unicità. Ma l'esposizione «Van Gogh e il viaggio di Gauguin» a Palazzo Ducale a Genova dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012 è questo e molto altro. È un evento straordinario di per sé, per l'importanza delle opere d'arte che vi sono esposte, per il numero, 80 in totale di cui una settantina di dipinti e 15 disegni e per i prestiti eccezionali che sono stati concessi. È la quarta volta in un secolo che il famoso quadro di Gauguin lascia il suo Museum of Fine Arts di Boston: nove anni fa arrivò in Europa a Parigi, in Italia non è si mai visto e quello genovese segnerà il suo debutto.
«È un po' come riuscire ad ottenere in prestito la Gioconda», ha spiegato con orgoglio il curatore e l'organizzatore Marco Goldin ieri a Milano ad un'affollatissima conferenza stampa. E poi l'idea che sta dietro all'esposizione, tutta incentrata sul tema del viaggio inteso in tre momenti diversi: come esplorazione, spostamento fisico e scoperta interiore. Infine le collaborazioni che il Comune di Genova ha ottenuto per l'evento, a cominciare dai main sponsor: al partner storico, il Gruppo Euromobil dei fratelli Lucchetta e Linea d'ombra, si affianca il gruppo Unicredit. «Sono diversi anni che il gruppo supporta lo sviluppo della cultura nel Paese - ha detto l'ad Federico Ghizzoni -. L'arte è un mezzo straordinario di comunicazione che può contribuire a recuperare la reputazione. Ci fa piacere sponsorizzare una mostra a Genova dove è nata Unicredit 150 anni fa». E che ci sia un legame particolarmente forte tra il concetto del viaggio e la Superba, lo sottolinea anche il sindaco del capoluogo ligure Marta Vincenzi soddisfatta delle «alleanze» trovate per mettere in piedi la mostra. «Genova è la città del viaggio, ma in questi anni è anche una città che sta anche mutando i suoi connotati: da portuali a culturali, turistici e creativi». Si può far cultura e con la cultura si deve poter mangiare, ma non si può essere passivi, aggiunge il primo cittadino con una punta di polemica. «Questa mostra conferma la sinergia tra pubblico e privato e un'impostazione internazionale della Fondazione», conclude il presidente della Fondazione Cultura Palazzo Ducale, Luca Borzani.
Ma torniamo al cuore dell'esposizione, i dipinti appunto. Gauguin, ma anche pittori europei e americani del XIX e del XX secolo e soprattutto Van Gogh con 40 opere di cui 15 dipinti, grazie ai prestiti del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Kroeller-Mueller Museum di Otterlo, tutti a tesi. A raccontare una vita che è un viaggio nel colore e nella sofferenza del proprio male di vivere. Un percorso tra le tele più conosciute come l'«Autoritratto al cavalletto», «Il Seminatore» e «Scarpe». «Insieme ai disegni (mai visti in Italia così come la quasi totalità dei dipinti, ndr) - spiega ancora Goldin - ci saranno dieci lettere originali di Van Gogh che dovremmo restituire al Museo di Amsterdam a metà mostra e che ci siamo impegnati a sostituire per l'altra metà dell'esposizione». Nell'allestimento, disegni, lettere e dipinti avranno una loro sequenza particolare in modo da far capire al visitatore la genesi del dipinto prima con uno schizzo poi con le parole e infine nella sua realizzazione definitiva. Poi, nella parte finale, il colpo d'occhio sul quadro di Gauguin, quattro metri di lunghezza per uno e mezzo di altezza. Una stanza buia da cui il dipinto emergerà per la luce dei suoi colori. «È stato realizzato a Tahiti in 25 giorni - racconta emozionato Goldin -. Gauguin aveva appena saputo dalla moglie che la loro figlia era morta».
Prima la disperazione, poi la scelta di creare l'ultima opera che doveva essere la più grande non solo per bellezza ma anche nelle dimensioni. «Il 30 dicembre 1897 Gauguin lasciò il quadro nel suo studio, si avviò verso la montagna con una gran quantità di arsenico». Il tentativo di suicidarsi fallì e qualche mese più tardi l'artista scrisse a un amico parigino la genesi del suo dipinto. Quella stessa lettera che a Genova il pubblico potrà leggere sul pavimento di Palazzo Ducale, come un tappeto di parole che li porterà dritti al cuore della mostra.