Tanexpo: la fiera di cimiteri e funerali, tra economia e (rispettosa) ironia

A Bologna, da venerdì a domenica, 16mila visitatori per un'industria che nel nostro Paese fattura oltre 1,5 miliardi. Cofani, carri, addobbi. Ma anche l'Elisir del becchino e i portachiavi a forma di bara

Tutto quello che non si vorrebbe vedere mai da vicino e che si evita anche con il pensiero, qui vive la sua apoteosi. Lunghe prospettive di casse da morto, ricchi assortimenti di urne cinerarie, esposizioni di lapidi, intere collezioni di abiti per necrofori e cerimonieri: ecco Tanexpo (dal greco thanatos, morte), la biennale italiana dell'industria che ruota intorno a funerali e cimiteri. Si è tenuta da venerdì a domenica alla fiera di Bologna, dove sono stati accolti 16mila visitatori da tutto il mondo. Solo addetti ai lavori, gente che tratta temi piuttosto lugubri e che parla un linguaggio che si scontra contro antichi tabù.
Nel composto abbigliamento degli ospiti dei padiglioni si è notata una predominanza di nero e grigio, ma molte standiste hanno saputo sdrammatizzare con gonne corte, quelche ricercatezza, e addirittura qualche tocco sadomaso. Ovunque, una consapevole armosfera da cerimonia, non meno kitsch delle cappelle matrimoniali di Las Vegas. Del resto, l'analogia è esplicita per Nino Leanza, fondatore (nel 1998) e organizzatore della manifestazione: «Una bara è come un abito da sposa: deve servire un giorno, e non di più, ma offrire un'immagine indimenticabile». Non sorride e richiama alla massima serietà: «I nostri cofani sono i più belli del mondo», dice orgoglioso, lodando manifattura e legnami italiani. Tutto quello che arriva dalla Cina o dall'Europa dell'Est viene guardato con sospetto: «Basso prezzo vuol dire scarsa qualità». Ma che cos'è la qualità? «L'eccellenza estetica». Scivolo nel luogo comune: questa è un'industria che non conosce crisi. «Non è vero! Si tende a spendere di meno: oggi la richiesta è di esequie "dignitose", non "speciali"». I 550mila morti all'anno, per una spesa media tutto compreso di 2.500 euro ciascuno, fanno un fatturato ufficiale di 1,4 miliardi, dando lavoro a 5mila imprese e a 16mila addetti solo nel settore privato. In più i produttori (di cofani, di arredi, di auto, di bronzi ecc. ecc.) fatturano 750 milioni, di cui l'8% è export. Gli operatori, a denti stretti, ammettono però che il nero abbonda, e non solo nel lutto. Il suo sogno? chiedo. «Portare in Italia, per l'Expo 2015, il congresso mondiale delle imprese funerarie e cimiteriali. E poi rendere Tanexpo accessibile al pubblico. La gente deve capire, deve conoscere. I giornali fanno sempre troppo gli spiritosi...». Ma c'è ironia? «Certo, questo è un mondo di vivi!».
Infatti all'ora di pranzo negli stand si è sgomitato per le tartine, senza curarsi della camera ardente allestita intorno al tavolo. Una ditta di Milano vendeva un tagliere per salame a forma di bara, oltre a mobili e oggetti d'arredo della serie «ironic post-mortem design»; la progettista, Paola Sciannameo, in passato ebbe successo col cofano-scaffale. Poco più in là l'«Elisir di lunga vita del becchino» di una ditta tedesca, un amaro che sull'etichetta reca un pallido frate. L'Accademia di Brera propone alcune ricerche d'arte applicata: anche un'urna in ceramica dorata dotata di maniglia, meglio trasportabile da una stanza all'altra. Un'azienda inglese invece offre un elegante orologio-urna in stile vittoriano. Gli svizzeri di Algordanza vanno oltre (a proposito: «Oltre» è il nome della rivista del settore) proponendo (ormai da anni) la trasformazione delle ceneri in un diamante sintetico, passando attraverso carbonio e grafite. Al prezzo minimo di 3.500 euro anche la suocera può diventare un bijou; nemmeno caro se si pensa che un cofano può superare i 10mila. «Le sfumature del colore variano da estinto a estinto» spiega un'austera signora in completo grigio topo; nemmeno le ceneri sono tutte uguali, e anche nella nuance di una pietra si può trovare un afflato umano.
Grande capitolo quello delle auto, quasi tutte creazioni sulla gamma Mercedes, che nascono per stupire e che ormai, più che carri di Totò, sembrano esemplari di Batmobile. Prezzi: dai 100 ai 150mila euro. Ma sul piazzale della fiera è allestito un mercato dell'usato per tutte le tasche. Infine, i gadget: un pugliese, Giuseppe Franco, vende portachiavi pubblicitari a forma di bara. «Quando vado alle fiere straniere - assicura Leanza - ne porto a centinaia da regalare ai visitatori. Vanno via come il miele».