Tangenti, trovati a casa di Penati 11mila euro Ma lui assicura: "Mi servono per i miei viaggi"

Durante una perquisizione fatta dalle Fiamme Gialle lo scorso 20 luglio sarebbero spuntati 11mila euro in contanti. Gli inquirenti
avrebbero etichettato l’operazione come "perquisizione con
esito positivo&quot;. L’ex presidente della Provincia minimizza. <strong><a href="/interni/nel_pc_dellamico_nuove_accuse_finanziamento_sig_penati/02-08-2011/articolo-id=538023-page=0-comments=1" target="_blank">Ma nel pc dell'amico spuntano nuovi file</a></strong>

Milano - Mentre i mal di pancia agitano sempre di più il Partito democratico, si aggiungono nuovi tasselli che sembrano spiegare meglio il "sistema Sesto", messo in piedi da Filippo Penati nell'assegnazione degli appalti pubblici. Secondo Repubblica, infatti, durante una perquisizione fatta dalle Fiamme Gialle lo scorso 20 luglio sarebbero spuntati 11mila euro in contanti: sessantasei banconote in tutto, diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50. Il ritrovamento è stato bollato come "perquisizione con esito positivo". Cosa ci faceva il braccio destro di Pier Luigi Bersani in Lombardia con quella cifra ingente di denaro? L’ex presidente della Provincia, indagato per presunte tangenti nell’ambito dell’inchiesta sull’ex area Falck, ha tuttavia minimizzato spiegando che i soldi servivano a coprire certi suoi viaggi.

"Se una persona viene inquisita, fino a quando non è completato il percorso di accertamento delle sue responsabilità è indispensabile che si sospenda da incarichi istituzionali o dall’adesione al partito. Toglie i sospetti, cancella le remore, dopodichè alla fine del percorso quel rapporto si può ricostruire serenamente o interrompere definitivamente". L'ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati sembra farsi portavoce di un mal di pancia che da giorno attraversa il Partito democratico. Come se l'arringa di Bersani contro la macchina del fango non sia riuscita a convincere. Ora che i contorni della vicenda si fanno più chiari, ecco che i mugugni aumentato e i sospetti si infittiscono. Dalla perquisizione fatta dalla Guardia di Finanza sono emerse, oltre agli 11mila euro, anche una Bmw serie 5, intestata a una società finanziaria di San Donato San Milanese, e una chiave di cassetta di sicirezza di una banca milanese, che però "ha dato esito negativo". "La Bmw serie 5 - assicura Penati - è vecchia di cinque anni ed è intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, in quanto questa è la società di leasing della stessa Bmw. Ma è sui contanti che l'ex primo inquilino di Palazzo Isimbardi si sofferma. "Le somme in contanti ritrovate - spiega - erano nella mia camera da letto e sono riferibili alle mie disponibilità e non riconducibili a fatti che mi sono contestati vecchi di dodici anni". L'esponente pd assicura di tenere "quel denaro a disposizione per i miei viaggi in Italia e all’estero": "Desidero chiarire tutto questo per evitare suggestioni che non hanno nessuna ragione d’essere nei fatti".

Al di là del contenuto della perquisizione, sono molti gli imprenditori che, sentiti dai magistrati di Monza, stanno spiegando il funzionamento del "sistema Sesto". "Noi ti garantiamo un iter burocratico snello, non ti facciamo perdere tempo... Però tu ci devi dare i soldi...", racconta a Panorama Diego Cotti, imprenditore ed ex politico di Sesto San Giovanni. Secondo Cotti, fu di 20 miliardi di lire la richiesta per agevolare l’acquisto e la riqualificazione delle ex acciaierie Falck. Denaro, afferma l'imprenditore, che secondo lui era destinato alla segreteria degli allora Ds. "Pasini compera i terreni, li compera di fatto grazie a noi perchè siamo noi i mediatori in questi affari. Ci riconosca la mediazione che si pattuisce abitualmente. I soldi servono non solo a noi, la politica ha dei costi, servono per milano provincia, servono per scalare il partito, servono per roma". A parlargli così, secondo Cotti, fu Giordano Vimercati, oggi sotto inchiesta, all’epoca influente capo della segreteria del sindaco Penati. La richiesta sarebbe avvenuta nel suo ufficio, in piazza della Resistenza, nel palazzo del Comune di Sesto San Giovanni a cavallo dell’estate del 2000. Cotti racconta a Panorama che nell’ufficio di Vimercati era presente anche "Filippo", che lasciava parlare il suo funzionario. "Serve per penati - diceva - per avere un ruolo più importante nel partito".

Cotti è considerato un teste importante perchè all’epoca dei fatti rivestiva un duplice ruolo: capogruppo in consiglio comunale della lista civica "Sesto per Penati" e genero (oggi separato) del destinatario della richiesta di tangente, il costruttore Giuseppe Pasini, candidato all’acquisto dell’area Falck, che ha raccontato ai pm della stessa richiesta ricevuta dallo staff di Penati. Nel racconto che ha fatto ai pm Cotti spiega anche il ruolo che doveva essere assegnato al Consorzio cooperative di Bologna. Vimercati torna di nuovo in ballo. Avrebbe spiegato: "L’area Falck la può comprare solo uno che diciamo noi, perché fa parte di un accordo più vasto. La può comprare Pasini se vuole, perché noi abbiamo garantito che lui è un imprenditore serio e corretto e noi lo possiamo gestire perchè è amico mio. Però se fa questa cosa deve coinvolgere le cooperative".