Tartaglia rischia oltre cinque anni di carcere

Massimo Tartaglia, l'uomo che ieri ha aggredito Silvio berlusconi, rischia fino a cinque anni di reclusione

Se Massimo Tartaglia, l’aggressore di Silvio Berlusconi, sarà dichiarato colpevole al termine del processo del reato che gli è stato contestato con l’arresto avvenuto in flagranza - lesioni personali pluriaggravate da premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa - rischia una pena da cinque mesi e mezzo a cinque anni e mezzo di reclusione. Questo, tuttavia, senza tener conto di attenuanti o diminuenti di cui Tartaglia potrebbe beneficiare e a prescindere da un’eventuale querela del premier dal momento che la contestazione dell’aggravante della premeditazione rende il reato perseguibile d’ufficio. Il reato di lesioni personali è punito dal codice penale con una pena da tre mesi e tre anni di reclusione.

Premeditazione e pubblico ufficiale Bisognerà poi tener conto degli aumenti di pena previsti dalle due aggravanti: metà della pena per la premeditazione, un terzo per la qualifica di pubblico ufficiale di Berlusconi. Sulla quantificazione della pena avranno poi incidenza eventuali attenuanti che potrebbero essere concesse a Tartaglia: prima tra tutte le «generiche», dal momento che, secondo quanto è emerso, l’uomo non ha precedenti penali. Inoltre, bisognerà valutare se i giudici riterranno di approfondire, attraverso una perizia (circostanza molto probabile visto i lunghi periodi di cure), gli aspetti psichiatrici della personalità di Tartaglia, dalla capacità di stare in giudizio dell’uomo all’eventuale vizio parziale di mente, circostanza, quest’ultima, che avrebbe l’effetto di determinare una riduzione della pena.

Processo ancora lontano Il processo, tuttavia, per ora appare lontano: il primo passo dell’indagine sarà l’udienza, che il gip ha già fissato per domani, per la convalida dell’arresto di Tartaglia, il quale sarà assistito dal difensore di fiducia. Secondo fonti giudiziarie, nel caso specifico la convalida sembra scontata, mentre è ampio il ventaglio delle ipotesi sulle mosse successive del giudice. Questi potrebbe disporre la scarcerazione di Tartaglia se non riterrà sussistenti esigenze cautelari; diversamente, potrà emettere ordinanza di custodia cautelare, in carcere (come richiesto dal pm Armando Spataro) o agli arresti domiciliari. Il gip, peraltro, valutato il quadro clinico del paziente, potrebbe anche disporre che la detenzione cautelare di Tartaglia avvenga in un luogo di cura.