Tartaglia a San Vittore: "Ho fatto tutto da solo, ma non sono un killer"

L'aggressore del premier a San Vittore in isolamento, in una cella al Centro di osservazione neuropsichiatrico, sorvegliato a vista. E dice: "Ho fatto tutto da solo, quando l'ho visto vicino alle transenne mi è venuto il sangue alla testa. Nessuna militanza politica"

Milano - Ha espresso il suo "sentito" dispiacere al premier per "un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto" Massimo Tartaglia, l'uomo arrestato ieri per aver colpito al volto Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo. E le sue scuse le ha messe nero su bianco in una lettera che, tramite i suoi legali, ha inviato al Presidente del Consiglio. Tartaglia, che ha anche scritto che lui in quel gesto non si riconosce, durante l'interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Armando Spataro, come hanno reso noto i suoi difensori, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino.

"Ho agito da solo" E ha ammesso le proprie responsabilità: "ha dichiarato di aver agito da solo" e ha escluso "qualsiasi militanza o appartenenza politica". Da quanto è trapelato, a inquirenti e investigatori avrebbe confessato: "Quando l'ho visto avvicinarsi alle transenne, mi é venuto il sangue al cervello". Tartaglia, in carcere a San Vittore, in isolamento, in una cella al Centro di osservazione neuropsichiatrico (sono in corso accertamenti sulle sue condizioni di salute), agli agenti di polizia penitenziaria che lo sorvegliano a vista, ha detto:"L'ho fatto io da solo, non sono il killer di nessuno". L'uomo, che è apparso comunque "tranquillo", sarà interrogato dal gip Cristina Di Censo, il giudice chiamata a decidere sulla richiesta del procuratore aggiunto Armando Spataro: convalida dell'arresto e custodia cautelare in carcere con l'accusa di lesioni pluriaggravate.

Gesto isolato Secondo i primi accertamenti della Digos, dietro il folle gesto non ci sarebbe nulla di organizzato, anche se, secondo gli investigatori, Tartaglia era "venuto a quel comizio per fare qualcosa". A testimoniarlo sono gli oggetti e la bomboletta spray che aveva addosso e in una piccola borsa, parte dei quali si era portato da casa: uno spuntone di plexiglas di 20 centimetri, un grosso accendino da tavolo, un crocifisso di 30 centimetri e un soprammobile di quarzo del peso di diversi etti, uno spray al peperoncino. E la polizia milanese sta svolgendo anche accertamenti sulla testimonianza di due fratelli che hanno detto - a Striscia la Notizia - di non esser stati ascoltati da un agente al quale avevano riferito di aver visto Tartaglia con un atteggiamento minaccioso, prima dell'aggressione.

"Non lo sopportavo più..." Tartaglia ieri sera, nonostante fosse frastornato, ha precisato che il suo è stato comunque 'un gesto politico', "...perché non lo sopportavo più...". Nel senso che aveva una sua manifesta avversione verso le politiche del Pdl e la figura del premier, questo per quanto possa assumere una valenza politica il gesto improvviso di uno psicolabile scollegato da qualsiasi organizzazione politica e meno ancora estremistica. Di un personaggio il cui stesso interrogatorio si è reso difficile, faticoso, proprio per le frasi sconnesse e contraddittorie pronunciate. Le perquisizioni della Digos e gli ulteriori accertamenti non avrebbero stravolto l'ipotesi che si tratti di un personaggio isolato che ha agito in preda, tra l'altro, a un raptus.

Condizioni mentali L.M, la psichiatra che lavora in una struttura legata al Policlinico di Milano - ospedale dove il grafico di Cesano Boscone è stato in cura fino al 2003 - e che segue saltuariamente l'uomo, sta preparando una relazione da consegnare alla magistratura. La dottoressa "preoccupatissima" per il suo paziente, in queste ore sta cercando di ricostruire la cartella clinica.

Pericolosità del clima politico Più del suo gesto preoccupa gli investigatori la successione di episodi violenti di piazza avvenuti in questo ultimo periodo. In alcuni casi avrebbero fatto capolino personaggi conosciuti e legati all'ex sinistra extraparlamentare: sarebbero stati loro a fotografare svariati funzionari dediti alla gestione dell'ordine pubblico, poi finiti su Internet. Insomma, il gesto isolato di uno psicolabile nulla toglierebbe alla pericolosità del "clima politico" già denunciata da Formigoni e Moratti. n ha dato alcuna giustificazione. Nel suo racconto ha spiegato che era andato in Piazza Duomo per assistere al comizio del premier e che se ne era andato quando Berlusconi era sul palco in quanto dissentiva da quello che stava dicendo. Stava raggiungendo la metropolitana quando ha visto la macchina del presidente del Consiglio parcheggiata, ma soprattutto ha sentito le grida di alcuni contestatori che hanno attratto la sua attenzione, così si è infilato in una strada laterale per tornare indietro e si è trovato davanti Berlusconi a cui ha lanciato il souvenir che aveva comprato poco prima su una bancarella. Tartaglia non ha spiegato i motivi del suo gesto e ieri mentre veniva interrogato in Questura è apparso molto frastornato.

Ghedini: "Decideremo se querelare"
La decisione se presentare o meno una querela nei confronti di Massimo Tartaglia, "la prenderemo nei prossimi giorni". Lo ha affermato Niccolò Ghedini, deputato Pdl, e legale di Silvio Berlusconi, in Tribunale a Milano per il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv, nel quale è imputato il presidente del Consiglio. "Più tardi andrò a trovarlo - ha spiegato Ghedini, uscendo dal Palazzo di giustizia milanese - e sentirò il presidente su quello che intende fare", in relazione alla querela. Ghedini ha spiegato inoltre che sul reato si procede comunque d’ufficio.

Monitoraggio siti web La polizia postale controllerà i siti internet in cui si esalta l’aggressione al premier per cercare di risalire agli eventuali responsabili della campagna d’odio che corre sul web. Lo ha detto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, intervenendo a Mattino Cinque. "Ci sarà adesso un monitoraggio di questi siti», ha affermato Mantovano. «La nostra polizia postale e le altre forze di polizia - con tutti i limiti che un intervento di questo tipo comporta, sia tecnici, sia di normativa - cercheranno di capire e di risalire" a chi ha lanciato messaggi di minaccia o di odio.

Famiglia sconvolta "La famiglia di Massimo Tartaglia è dispiaciuta, sconvolta, non si aspettava che succedesse questo". Lo ha detto Alberto Fortini, il socio del padre di Massimo Tartaglia nell’azienda Ar.Ta.Techk di Corsico (Milano), uscendo dalla palazzina di via Giusti di Cesano Boscone dove l’uomo che ieri ha colpito con un souvenir il presidente del consiglio risiede insieme ai genitori. "Massimo è un tipo taciturno - ha detto Alberto Fortini -, parlava raramente di politica e nella ditta si occupava dell’amministrazione e della contabilità". Secondo il socio del padre, che stamani ha fatto visita alla famiglia, "Tartaglia ogni tanto alzava la voce, ma non è mai stato un tipo violento e aggressivo".