La tassa più ingiusta

Bene fa il governo ad anticipare in questo mese la sostanza della manovra economica per il prossimo triennio. Una decisione che di fatto «spacca» la finanziaria. A giugno la sostanza, a fine settembre la «forma» di una finanziaria snella con poche norme e relative tabelle. Una decisione, questa del governo, dettata dall’esigenza di rendere più spedito l’iter parlamentare della legge di bilancio ma anche dalla consapevolezza dell’urgenza di rilanciare l’economia. Molti hanno fatto festa perché nel primo trimestre del 2008 il nostro Pil è cresciuto dello 0,5% con una tendenza a raggiungere nientepopodimeno lo 0,3% per tutto l’anno in corso. Cosa ci sia da festeggiare è difficile da capire. È anche vero che non c’è mai fine al peggio, ma sta di fatto che a oggi la crescita della nostra economia è di appena un terzo di quella dei Paesi della zona euro. Quella forbice tra noi e l’Europa che da oltre 10 anni ci affligge rischia, insomma, di aggravarsi. Di qui, dunque, la decisione del governo di anticipare la manovra. L’attenzione, naturalmente, si sposta ora tutta sui contenuti di una politica economica capace di porre la crescita al primo posto e con essa offrire una boccata di ossigeno a quelle tantissime famiglie che stentano ad arrivare alla fine del mese. Tre sono le direttrici di marcia che a nostro giudizio il governo dovrebbe perseguire. In primo luogo un’accelerazione degli investimenti pubblici anche riscoprendo procedure speciali a tempo perché, da che mondo è mondo, i lavori pubblici hanno un immediato effetto sulla domanda e sull’occupazione. Contestualmente vanno stimolati in maniera determinante gli investimenti privati, quelli delle imprese tanto per intenderci, con forti e significative agevolazioni fiscali anch’essa limitata a 18-24 mesi e prevalentemente orientati all’innovazione e al rinnovamento dei macchinari. Va poi sostenuta la domanda di consumi privati che da tempo langue con particolare attenzione ai redditi più bassi coniugando in tal modo crescita e coesione sociale che è sul punto di esplodere. La seconda azione di politica economica è quella della lotta all’inflazione. Sappiamo bene che, in Italia come in Europa, l’inflazione attuale è da costi per l’aumento dei prezzi delle materie prime tra cui innanzitutto il petrolio e alcuni generi alimentari. Ciò non toglie, però, che se la Banca centrale europea dovesse abbassare la guardia riducendo i tassi di interesse, come molti chiedono, all’inflazione importata si aggiungerebbe quella creata da una rincorsa tra prezzi e salari. L’inflazione, come si sa, è la tassa più ingiusta perché morde e riduce il potere d’acquisto dei ceti più deboli e a reddito fisso allargando così la già drammatica divaricazione tra ricchi sempre più ricchi e più pochi e gli indigenti sempre più numerosi e sempre più poveri. Se così stanno le cose la strada da percorrere, allora, è quella di ridurre la pressione fiscale su quelle materie prime i cui prezzi internazionali sembrano impazziti. La terza direttrice di marcia è quella di contenere l’aumento della spesa corrente primaria con la consapevolezza, però, che in una fase di stagnazione economica tagli drastici alla spesa spingerebbero il Paese verso una fase recessiva peggiorando così i saldi di finanza pubblica e le condizioni delle famiglie e delle imprese. Insomma, se nel 2008 dovessimo avere uno 0,1-0,2% in più nel rapporto deficit-Pil non sarebbe la fine del mondo se a esso però si accompagnasse una vera ripresa economica i cui vantaggi li avremmo tutti nel prossimo anno. Per concludere vanno bene le cosiddette riforme senza costi (liberalizzazione, concorrenza, riforma dei modelli contrattuali) perché rappresentano un moltiplicatore di efficienza e di efficacia della quantità e della qualità della crescita ma se non si trova il modo di finanziare con risorse fresche lo sviluppo non andremo da nessuna parte. Il moltiplicatore del nulla, infatti, dà sempre nulla. Per quanto ci riguarda restiamo dell’avviso che l’unico modo per trovare 20-25 miliardi di euro per far ripartire l’economia è la messa sul mercato di 50-100 immobili di proprietà dello Stato utilizzati dalla pubblica amministrazione. Fuori da queste logiche ci sono solo accademia e poesia.
Geronimo