Tasse, spunta una sentenza che dà torto alla Regione

Le Fiamme Gialle ieri hanno ascoltato Nesci, Marcenaro e Pittaluga

Se ne sono andati con un grattacapo in più, i tre finanzieri che ieri in Regione hanno ascoltato prima il capogruppo di Rifondazione comunista Marco Nesci, poi il consigliere dell’Udc Matteo Marcenaro e per ultimo l’assessore al Bilancio G.B. Pittaluga, sull’inchiesta aperta dalla Procura di Imperia per abuso d’ufficio sull’aumento delle addizionali Ire (ex Irpef).
Agli atti è stata inserita una sentenza della Corte costituzionale, la numero 2 del gennaio 2006, secondo la quale la Regione avrebbe potuto applicare le aliquote sia in modo progressivo, e cioè per scaglioni di reddito, sia in modo proporzionale, e cioè sull’intero ammontare dell’imponibile. Il punto è proprio questo. Ciò che il pm Filippo Maffeo contesta alla giunta infatti è di aver scritto nella legge regionale 17 del 2005 che l’addizionale si applica per scaglioni, e di essersi contraddetta nella successiva circolare, dell’8 febbraio, nella quale viene annullata la progressività. Falso, hanno ribattuto Claudio Burlando il presidente della Regione e G.B. Pittaluga l’assessore, che alla Guardia di Finanza l’ha ribadito ieri: «La circolare non solo è un mezzo consueto che la Regione usa per rendere più comprensibili le normative che emana, ma è del tutto conforme alla legge 17: entrambe parlano di reddito imponibile complessivo e non di progressività. Del resto non potrebbe essere altrimenti, perché il decreto legislativo 446 del 1997 all’articolo 50 dice che le addizionali non possono essere progressive». Di più, ha fatto notare ieri l’assessore ai finanzieri: «Ci sono due sentenze della Corte costituzionale, la 296 e la 297 del 2003, secondo le quali le Regioni non hanno il potere di modificare le imposte definite dallo Stato». Ma della sentenza numero 2 del 2006, precedente la circolare, l’assessore non sapeva nulla. Adesso spetterà alla Procura risolvere il gioco delle due verità. Quella della giunta, secondo la quale la legge è chiarissima e la circolare non la contraddice, e quella di Marcenaro e di molti studi commercialisti già sul piede di guerra, secondo i quali la legge è pasticciata, tant’è che prima della circolare i software erano già stati approntati per una tassazione progressiva.
Ieri ai due consiglieri regionali del Prc e dell’Udc i finanzieri hanno chiesto lumi sulle loro dichiarazioni in consiglio regionale ai tempi dell’approvazione della legge. Nesci aveva contestato proprio la mancata progressività della legge, non a caso in questi giorni Burlando ha spiegato come proprio la risposta all’obiezione di Nesci, messa a verbale in aula, faccia testo ora nell’interpretazione della legge. Marcenaro invece fece la Cassandra, avvertendo la giunta del pasticciaccio brutto nel quale si sarebbe venuta a trovare a causa «di una legge scritta male»: «La sinistra ha sempre messo tasse. Solo che almeno una volta lo sapeva fare, adesso nemmeno più quello».